Sbarre sempre giù, vince il protocollo

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

Da otto giorni la viabilità cittadina è alle prese con il problema dei passaggi a livello che restano chiusi più a lungo. Le sbarre rimangono abbassate il doppio rispetto al passato. Attese, code e smog si moltiplicano. È il risultato di una tecnologia, siamo capaci anche di questo, che invece di migliorare la vita riesce a peggiorarla, sia pure in nome di una buona causa. Si chiama controllo automatico ed è stato installato a Como con un sistema di telecamere, su richiesta dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie.

La vicenda ha un’origine e uno sviluppo tutti all’italiana. Per garantire più sicurezza (e chi potrebbe non concordare sulla finalità?) si sceglie la via breve, in barba alla conformazione di una città che è già soffocata dal traffico. Quasi a dire: l’importante è il protocollo, sia quel che sia. È la logica del “mettersi a posto”, dopo qualche drammatico disastro su ponti, viadotti, o binari.

È un modo di procedere molto diffuso nel nostro Paese. Prima di tutto è importante, diciamo così, pararsi il dorso… Se poi questo avviene a prezzo di disagi, anche pesanti, poco importa. Sarà problema di qualcun altro.

Questa vicenda riassume bene, purtroppo, i nostri difetti e le nostre inadeguatezze.

C’è stata una sottovalutazione del problema anche da parte del Comune. Questo giornale ha scritto del cambiamento in vista già lo scorso 1° febbraio, E se, come risulta, Palazzo Cernezzi ne era ufficialmente informato da Trenord fin dallo scorso 9 luglio, significa che ha lasciato trascorrere i mesi estivi invano. E di tutto questa città ha bisogno, meno che di inerzia e ritardi. I suoi problemi sono lì a ricordarlo come una grande marcita che la ricopre da decenni. Adesso la rimonta è più difficile. È più arduo introdurre correttivi, che però sono indispensabili.

Si è parlato di uno stop temporaneo dei treni a Como Borghi per evitare di tagliare tutto il centro città in due per interminabili minuti, ogni ora e più volte al giorno. È stata davvero esplorata fino in fondo questa opzione? Quanta caparbietà viene messa nel rappresentare i cittadini? Si è ipotizzato il cambiamento del girone, che tiene in delicato equilibrio il traffico.

C’è anche la questione dell’inquinamento. È dell’altro giorno il rapporto di Legambiente che indica Como tra le cinque peggiori città italiane (insieme a metropoli come Torino, Roma, Palermo e Milano) per la concentrazione delle micidiali polveri sottili. Questa, del resto, è solo una conferma dei risultati che emergono dalle periodiche classifiche sulla qualità della vita. La preoccupazione per la salute pubblica non dovrebbe far dormire sonni tranquilli. Tanto più che adesso la situazione può soltanto peggiorare, fra tanti motori incolonnati in modo ravvicinato e magari lasciati nervosamente accesi in attesa che le sbarre si rialzino. Prevenire è sempre meglio che curare, ma questa regola sembra essere ignorata.

Peccato davvero, anche perché la ferrovia è una risorsa, specialmente per una città chiusa tra lago e monti e priva di un numero adeguato di parcheggi. Potrebbe essere la soluzione a una parte dei nostri problemi di mobilità, se solo fosse utilizzabile anche come metropolitana leggera. Vecchio discorso, vecchia utopia. O se si pensasse a una monorotaia sopraelevata. Bologna l’ha appena realizzata ed è in attesa di inaugurarla: sette minuti dall’aeroporto alla stazione centrale. Ma noi siamo a Como.

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