«Scappa»: l’urlo di Alessandro che ha salvato il padre. Il dramma di Andrate: aperto un fascicolo per crollo colposo

Andrate villetta

«Non siamo tornati sul posto dell’esplosione… Da qui, in realtà, non ce ne siamo mai andati».
Gli artificieri, i colleghi carabinieri della compagnia di Cantù, i vigili del fuoco dell’Usar (Urban search and rescue) e del Niat, il Nucleo investigativo antincendio territoriale della Lombardia, lavorano incessantemente dalla mattina di lunedì, da quando cioè la villetta in cui abitava Alessandro Fino, 21 anni, è stata sventrata dall’esplosione uccidendolo e scaraventando lontano il corpo.
Il giovane, con cui i rapporti in famiglia erano molto tesi, era un appassionato di esplosivi.
In un suo diario, trovato bruciacchiato dall’esplosione e bagnato dall’acqua della pioggia e da quella versata dai vigili del fuoco, raccontava gli esperimenti fatti con materiale incendiario. Lo stesso materiale che ieri è stato prelevato e fatto brillare, per bonificare una zona in cui c’era di tutto.
«Ci vorranno almeno tre o quattro giorni», proseguono gli uomini al lavoro. Quello che pare emergere, tuttavia, è che Alessandro sia riuscito a salvare almeno il padre da quello che stava avvenendo. «Scappa, scappa», gli avrebbe urlato. Senza però riuscire a seguirlo a sua volta.
Il papà si è salvato, non il figlio che evidentemente aveva intuito quanto stava avvenendo. Le ipotesi rimaste sul piatto sono due: la prima, racconta di un possibile esperimento sfuggito di mano. La seconda, parlerebbe di un evento accidentale – ad esempio un corto circuito – che avrebbe tuttavia innescato un processo che poi è stato portato alle drammatiche conseguenze visto il grande quantitativo di materiale esplosivo che si trovava nel piano seminterrato. Una spiegazione, quest’ultima, che darebbe risposta anche agli scoppi uditi prima della deflagrazione che ha distrutto la villetta a schiera di Fino Mornasco, in località Andrate, in via Liguria.
Alessandro, 21 anni, era in casa solo con il padre che si trovava nella camera al piano di sopra. La madre e il fratello minore erano fuori al momento del dramma. La Procura di Como ha intanto aperto un fascicolo a carico di ignoti per crollo colposo.
Tra le cose da capire – oltre alla dinamica – c’è anche come sia stato possibile far accumulare tutto quel materiale ad alta pericolosità, infiammabile ed esplosivo, a un ragazzo che già in passato aveva creato problemi.

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