Sceglie il silenzio il comasco finito in manette

Il preparatore atletico con studio a Carugo
Il preparatore atletico comasco non parla. Rimane in silenzio davanti al giudice delle indagini preliminari, andato ieri a interrogarlo in carcere. Si è avvalso della facoltà di non rispondere Davide Posca, il 41enne brianzolo – ora trasferitosi a Pavia – accusato dal pm torinese Raffaele Guariniello di essere a capo di una potente e ramificata rete di persone senza scrupoli. Che da lui si sarebbero riforniti di qualsiasi sostanza illecita e proibita per migliorare le prestazioni sportive.

Non professionisti dello sport, ma dilettanti puri. E, cosa ancora più sconvolgente, anche atleti ragazzini avrebbero preso sotto banco prodotti che fanno male. Quanto consapevoli resta ancora da accertarlo. Lo farà lo stesso Guariniello assieme al suo pool di investigatori. Impegnati a far venire a galla questo ennesimo scandalo tutto italiano che vede in prima fila anche tanti direttori sportivi di società.
Il loro referente – è emerso dalle intercettazioni telefoniche – sarebbe proprio Posca. A lui si rivolgevano in tanti per Epo e ormoni della crescita. E il “farmacista” lariano – così veniva chiamato dagli indagati – secondo l’accusa ne aveva per tutti.
Tanto che, a un certo punto, avrebbe deciso di comportarsi in maniera più accorta, controllando i movimenti all’esterno del suo studio a Carugo: una sua vicina di casa – emerge anche questo dall’inchiesta torinese di Guariniello – avrebbe avuto il compito di monitorare gli eventuali passaggi di carabinieri e forze dell’ordine. Proprio per avere il via libera quando i clienti si rivolgevano a lui. E quando i militari se ne andavano, ecco il segnale convenuto: “Via libera”, diceva lei. E Posca, secondo l’accusa, avrebbe così potuto incontrato i suoi clienti.
Guariniello si aspettava una maggiore collaborazione da parte di Posca, almeno in sede di interrogatorio. Ma il silenzio del preparatore atletico non cambia nulla nelle convinzioni del pm torinese che ritiene di aver raccolto finora importantissimi elementi di accusa.
«Ora vediamo di accelerare i tempi per chiudere l’inchiesta», ha detto ieri Guariniello. La sua riflessione da uomo e da sportivo è però amara. Decisamente amara: «Mai assistito a nulla di simile in tanti anni. Pensavo di aver visto ogni genere di cose, invece no». A lasciare sotto shock Guariniello sono state soprattutto le intercettazioni di mamme e papà che chiedono sostanze dopanti per i loro figli minorenni. Genitori desiderosi di vederli primeggiare. «Una cosa inaudita e sconcertante – commenta il pm torinese – I valori dello sport sono finiti in cantina o peggio ancora».

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