Scelta dei ministri del governo Draghi: la politica del territorio sospende il giudizio

Mattarella Draghi

Se pochi giorni fa, all’annuncio dell’incarico dato per formare un nuovo governo dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Mario Draghi era difficile trovare pareri contrari alla scelta del premier, ora che sono state spartiti i ministeri il commento della politica a livello locale non è più così uniforme. Critica, come pare ovvio, chi è rimasto all’opposizione, come Fratelli d’Italia, ma anche i pareri tra gli altri partiti vivono di forti distinguo.
«Discontinuità. Devo ripassarne il significato – attacca Alessio Butti, parlamentare comasco di Fdi – In piena fase emergenziale confermare Speranza alla Salute, Di Maio agli Esteri e Lamorgese all’Interno è stato un ardito esercizio di continuità o discontinuità? Forse, per confondere le idee è meglio dire “senza soluzione di continuità”. Che poi vuol dire “senza interruzione di continuità”. Così ragionavano i campioni della prima Repubblica (che però, rispetto a questi, erano fuoriclasse), quelli delle “convergenze parallele”, del consociativismo, del compromesso storico”».
«Stiamo vivendo momenti di forte dibattito interno – non nasconde il deputato comasco dei Cinquestelle, Giovanni Currò – È chiaro che in questa fase occorre riunirci ed esaminare le linee programmatiche e il ruolo che si vuole conferire alla forza di maggioranza relativa. La nostra linfa è il dibattito e il confronto, appena avremo le linee le porteremo sul territorio per confrontarci con gli attivisti e i portavoce, decideremo tutti insieme nell’interesse dei cittadini. Ci servono maggiori rassicurazioni».
Nel Pd sembra molto soddisfatta la deputata Chiara Braga. «La squadra, che riunisce una maggioranza ampia, vede la presenza di ministri di grande valore, che sono certa metteranno le loro competenze a servizio del Paese – commenta – Giudico molto positiva tra gli altri la nomina alla guida del ministro della Transizione ecologica di Roberto Cingolani e a quello dell’Infrastrutture di Enrico Giovannini. Per il Pd è un risultato importante la conferma nel Governo dei ministri Lorenzo Guerini e Dario Franceschini e la nomina a ministro del Lavoro di Andrea Orlando».
Riguardo i sottosegretari, Chiara Braga si dice «certa che ci sarà un’importante presenza di donne del Pd, come già ha anticipato il segretario Zingaretti» conclude la parlamentare Dem, che non è escluso sia tra le papabili alla carica di sottosegretario. Un po’ meno rosea l’analisi del consigliere regionale del Pd, Angelo Orsenigo. «Un governo si può giudicare solo alla prova dei fatti – dice Orsenigo – Il presidente del Consiglio è una personalità così alta che saprà gestite la squadra. Per il nostro partito l’aver perso alcune deleghe chiave dovrà essere fonte di riflessione».
L’ampio fronte leghista comasco, esulta.
«L’arrivo di nostri ministri in tre caselle importanti per l’Italia in generale e per l’economia di Como in particolare è una buona notizia – commenta l’onorevole Claudio Borghi Aquilini – Aver mandato a casa i pessimi Conte e Gualtieri anche. Non posso però nascondere la delusione per vedere confermati ministri che non avrebbero meritato. Draghi dovrà guadagnarsi il nostro sostegno giorno per giorno. Non faremo cambiali in bianco».
«Grazie a Matteo Salvini la Lega torna al Governo con ruoli di responsabilità per aiutare il Paese a risollevarsi e a ripartire – dice il deputato Nicola Molteni – Una sfida complessa, ma doverosa e coraggiosa per un movimento politico responsabile e maturo come il nostro. A Giancarlo Giorgetti, Massimo Garavaglia ed Erika Stefani che hanno competenza e grande sensibilità territoriale e nazionale, buon lavoro! Per la Lega l’immigrazione è un fenomeno globale che va gestito e bloccato e non subito, difendendo confini. Difendere le frontiere nazionali significa difendere le frontiere Europee».
«Il nuovo governo è più equilibrato, anche per i nove ministri lombardi, regione che rappresenta un sesto dell’Italia – dice la senatrice Erica Rivolta – Giorgetti, Garavaglia e Stefani sono persone con capacità ed esperienza in ministeri strategici anche per il nostro territorio ovvero lo Sviluppo economico e il Turismo. La ripresa non è fatta di sogni, ma di concretezza. Anche Erika Stefani, con cui ho lavorato a lungo in Senato giocherà la partita della disabilità e della famiglia con la necessaria delicatezza e fermezza. Spero che ci sia l’influenza positiva del premier Draghi sui tre ministri confermati. Viviamo in emergenza, avremo i soldi del Recovery, ma due terzi sono in prestito. Le spese vanno rendicontate entro il 2026 e i fondi restituiti entro il 2056. Ci stiamo giocando il futuro delle prossime generazioni. Non servono i bonus sui monopattini fatti in Cina».
«Siamo stati gli unici ad archiviare fin da subito polemiche, divisioni e inutili veti per concentrarci sulle priorità concrete del difficile momento che stiamo attraversando. Ci occuperemo di ogni argomento, come nella nostra tradizione, ma siamo pronti a fare la differenza nei dicasteri di nostra stretta responsabilità» sottolinea il deputato leghista, Eugenio Zoffili, che ricorda anche il lavoro svolto da Alessandra Locatelli nel primo governo Conte.
Il governo Draghi vede il ritorno nell’esecutivo anche per Forza Italia «Avere nove ministri lombardi fa molto piacere e aiuta la prima regione d’Italia a riallacciare i rapporti con Roma – dice Alessandro Fermi, forzista, presidente del Consiglio regionale – Riguardo i singoli ministeri Draghi avrà un grande lavoro da svolgere, ma si tratta di un premier che può fare la differenza. Il ministro Mariastella Gelmini avrà il Ministero delle Autonomie e questa è un’occasione unica per riprendere un percorso completamente abbandonato complice anche la pandemia».

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