Scempio di cadaveri per “recuperare” pace-maker. La morte banalizzata per fame di denaro facile

Risponde
Agostino Clerici

Ascolto con orrore dei cadaveri sezionati in una camera mortuaria a Pesaro per “recuperare” e vendere i pace-maker. Si perdono le tracce nella storia dell’inizio del culto del morto e dei primi riti funebri.
Resta il fatto che tutti  i popoli nei millenni hanno vegliato e accompagnato i propri defunti con riti, cerimonie e, soprattutto, con rispetto. Il fatto stesso che quello che è sempre stato considerato un gesto naturale e istintivo, carico di rispetto e di timore, per accompagnare l’ultimo viaggio di ognuno di noi, ora venga profanato per soldi e temo non sia l’unico caso, davvero sembra l’emblema della perdita dei valori, quelli veri e sacrosanti, della società odierna.
C’è da avere paura. Esistono timori e comportamenti ancestrali di rispetto collettivo. Se si sgretolano anche quelli la società, quella civile e umana, davvero dà segni di sgretolamento.

A quanto scrive la nostra lettrice mi permetto di aggiungere un altro fatto recente che, pur di diverso tenore e gravità, manifesta la medesima mancanza di rispetto per un morto e per il rito funebre che intende accompagnarlo prima della tumulazione: calci, spintoni, sputi verso la bara di un criminale di guerra, Erich Priebke, colpevole di un efferato eccidio – quello delle Fosse Ardeatine – ma degno pure lui di ricevere le esequie da parte dei familiari. Il travaso di bile che le ideologie del Novecento continuano a provocare fa dimenticare il fondamentale rispetto per un morto, fosse pure un assassino. E succede così che la folle filosofia del nazismo – quella che tanti crimini ha fatto commettere a uomini come Priebke, che ad essa ciecamente obbedivano – continua ad abitare paradossalmente nei suoi avversari e diventa di fatto il pensiero ispiratore di gesti sconsiderati che assumono la forma di un imbarbarimento civico.
Chiusa la parentesi su questo episodio, che cosa si può dire della notizia che ci giunge da Pesaro? Si potrebbe auspicare che si tratti di un caso limite ed isolato, ma mentre lo speriamo, noi per primi non ne siamo certi, perché purtroppo la realtà supera anche la più orribile fantasia. Non è la prima volta che ci viene comunicata una simile notizia, non sarà l’ultima. Certe cose uno crederebbe di vederle solo nei film, invece nei film ci sono perché già ci sono state nella realtà. Non conosco quale pena rischino gli autori di questo orribile commercio, una volta appurate le loro responsabilità. Ma, posto che una pena significativa venga loro inflitta – diminuita di tutti gli sconti possibili ed immaginabili, grazie alle leggi e alla perizia dei loro avvocati – essi rischiano ultimamente… un indulto o un’amnistia, in un Paese come il nostro in cui le carceri scoppiano, e non certo di salute.
Bisogna tornare ad insegnare la pietà per i morti come un dovere irrinunciabile di umanità e di civiltà. Invece la morte stessa finisce con l’essere banalizzata. Ne è un esempio la gazzarra che si scatenerà anche quest’anno per quella strana ricorrenza sbarcata anche in Italia in coincidenza con i giorni che la pietà cristiana dedica ai defunti. Halloween è una farsa della morte, è un ridere e scherzare su qualcosa di estremamente serio, e su cui occorrerebbe riflettere. Mi meraviglia sempre di più che ad organizzare questa carnevalata di scheletrini, teschi, pipistrelli e zucche con tutto l’armamentario dell’horror siano proprio quei centri educativi da cui dovrebbe provenire ben altro messaggio in questi giorni. Ai miei tempi, già in prima elementare si studiava a memoria qualche poesia di sapore autunnale sulla visita al camposanto; oggi – accade nella scuola elementare del paese in cui vivo, ma suppongo anche altrove – le maestre invitano i bambini giovedì mattina a presentarsi in classe travestiti da… scheletri.
È vero. Gli autori del commercio di cadaveri di Pesaro non sono cresciuti a pane e Halloween. A muoverli è stata la fame di danaro facile. Ancora una volta, il problema sta tutto a livello del significato che si dà al vivere: se si sbaglia nell’individuare il senso della vita, anche la morte diventa un gioco ed i cadaveri si trasformano in assurde cave da cui estrarre il proprio profitto.
Ilaria Mascetti

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