Schiacciato da silos e impalcatura: due in aula

La Corte d'Assise del Tribunale di Como

Sono due gli indagati per cui la Procura di Como ha chiesto il rinvio a giudizio dopo un infortunio sul lavoro avvenuto a Canzo il 19 settembre 2016. Quel drammatico giorno perse la vita un 69enne fabbro del paese, Giovanni Paredi, caduto da un’impalcatura e schiacciato dai detriti mentre lavorava alle operazioni di smantellamento di un silos in disuso da anni all’interno di un capannone di via Vittorio Veneto. Un incidente cui ora sono chiamati a rispondere il presidente del consiglio di amministrazione dell’azienda in cui avvenne il fatto (un 52enne di Canzo) e un 48enne di Castelmarte, amministratore con delega alla sicurezza della ditta che avrebbe dovuto assicurare il ponteggio.
La richiesta di rinvio a giudizio firmata dal pubblico ministero Maria Vittoria Isella è ora sul tavolo del giudice dell’udienza preliminare che ne dovrà fissare l’udienza.
Tre le parti offese invitate a costituirsi in aula: si tratta della moglie e dei due figli della vittima.
Il 69enne, nel settembre del 2016, al termine della giornata lavorativa, stava operando attorno a un grosso silos da smantellare. Struttura in disuso da tanti anni che conteneva fanghi essiccati.
Qualcosa però non andò come doveva, il silos collassò e finì con il travolgere l’impalcatura che crollò sulla vittima.
L’uomo rimase schiacciato dai detriti e a nulla servì l’arrivo sul posto dell’ambulanza del Sos, oltre ai vigili del fuoco. Tutti i tentativi di salvare il 69enne si rivelarono purtroppo vani e l’operaio morì prima di poter essere trasportato in ospedale. A Canzo, nel capannone interessato al crollo, intervennero i carabinieri di Asso e i tecnici dell’Ats Insubria. Vicenda che poi finì sul tavolo della Procura di Como che nelle scorse ore ha chiuso l’indagine formalizzando la richiesta di rinvio a giudizio per i due indagati. Il tragico incidente sul lavoro avvenne alle 18.30 della sera, quando ormai la giornata volgeva al termine.

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