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Schiera e l’impresa sulla Torre Egger. «A fine discesa il momento più bello»

alt L’alpinista è tornato ad Anzano

 

Un rientro trionfale, con la festa del gruppo dei Ragni all’aeroporto di Linate. Non poteva essere altrimenti per il comasco Luca Schiera e per il varesino Matteo Della Bordella, gli scalatori che, lo scorso 3 marzo, hanno “espugnato” la vetta della Torre Egger, in Patagonia, salendo dalla parete Ovest. Impresa che prima non era mai riuscita a nessun altro. E il ritorno

in Italia è stato doverosamente celebrato dal gruppo lecchese dei Ragni, di cui Luca e Matteo fanno parte.
Per il comasco Luca Schiera, 23 anni, ci sarà, oltre a una nuova celebrazione con i Ragni, anche quella del suo paese, Anzano del Parco, come ha annunciato il sindaco, Rinaldo Meroni. Per lui ieri è stata una giornata di riposo, anche perché risente del fuso orario della Patagonia (quattro ore di differenza). Ma il giovane scalatore ha parlato volentieri del suo exploit.
«È stata una bella soddisfazione – ammette – anche perché siamo riusciti a salire su una parete complessa e abbastanza pericolosa». Fatto curioso: la nuova via tracciata è stata chiamata “Notti magiche”. «È stata una scelta abbastanza ironica – ammette Luca – che abbiamo fatto perché su quella parete siamo stati costretti a dormire appesi alle corde. Non c’erano posti dove potersi appoggiare».
Come ha specificato il presidente dei Ragni, Fabio Palma, il merito dei due suoi portacolori è stato quello di osare. «Ci abbiamo creduto – specifica Schiera – Effettivamente siamo saliti in una stagione, l’autunno, in cui di solito su quella montagna non c’è nessuno. Infatti eravamo gli ultimi rimasti. Abbiamo rimandato la scalata, ma quando ci è stato detto che ci sarebbe stato bel tempo, abbiamo pensato che poteva essere il momento giusto».
E così è stato, effettivamente. Fatto curioso: il contatto è stato costante con l’Italia per avere le informazioni meteo. «Infatti a un certo punto là in Patagonia ci hanno dato per dispersi, mentre noi tranquillamente comunicavamo in tempo reale con l’Italia».
Luca Schiera si sofferma poi su quello che è stato il momento più bello. Per la gente comune potrebbe essere quello dell’arrivo sulla cima, ma per uno scalatore… non è così: «La festa vera – spiega – l’abbiamo fatta quando siamo scesi dalla montagna. Certo, è bello arrivare in cima, ma lì ti devi fermare per pochi minuti, il tempo per fare un paio di foto, poi pensi subito a scendere. E siccome si trattava di una parete molto impegnativa, sapevamo che anche la discesa non sarebbe stata facile».
«Abbiamo poi tagliato tutte le corde – aggiunge il giovane comasco – e avevamo trenta chili di peso negli zaini. Poi, come ho detto, si trattava di un percorso non facile e pericoloso. Ecco perché la vera liberazione è stata alla fine, quando la discesa è terminata».
Ma siccome gli esami non finiscono mai, al rientro in Italia, al di là dei doverosi festeggiamenti e delle interviste dedicate alla sua grande impresa, lo scalatore comasco ora deve concentrarsi su un nuovo importante exploit.
«Mi attende la tesi di laurea – conclude Luca Schiera – in tecniche ortopediche a Milano. La data dovrebbe essere ai primi di aprile. Ora la mia concentrazione sarà solo su questo impegno».

Massimo Moscardi

Nella foto:
Festa a Linate
Domenica notte, i Ragni di Lecco hanno accolto con tutti gli onori il rientro in Italia del comasco Schiera (con il giubbino azzurro) e di Della Bordella (foto Claudio Bottagisi)
12 marzo 2013

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