Scintille in consiglio tra i banchi del centrodestra

Elena Canova

E due consiglieri di opposizione chiedono al sindaco di dimettersi

In attesa di capire se Forza Italia darà via libera ai suoi per entrare in giunta, in consiglio comunale il gruppo azzurro non rinuncia a polemizzare con gli alleati.
Lunedì sera, è toccato a Elena Canova prendere la parola per bacchettare molto pesantemente il capogruppo di Insieme per Landriscina, Franco Brenna. La giovane consigliera forzista non ha gradito l’intervista rilasciata da Brenna al Corriere di Como, intervista nella quale l’esponente della civica di centrodestra non lesinava critiche feroci proprio a Forza Italia. «Forse qualcuno ha la memoria corta – ha esordito Canova nella sua breve dichiarazione preliminare – ma dire che Forza Italia impone diktat al sindaco non ha senso: sono anni che assecondiamo scelte e decisioni strambe: l’assessore Pettignano che passa in un’ora da Forza Italia a Fratelli d’Italia, il dormitorio votato che ancora non c’è perché qualcuno non lo vuole (il riferimento, in questo caso, è alla Lega, ndr) , il parcheggio in Ticosa. Eppure, nonostante questo, siamo sempre stati calmi. E non mi si venga parlare di eleganza o di educazione – ha rincarato la dose Canova – non lo faccia in particolare chi, di fronte alla mia giustificazione per un ritardo in consiglio comunale per motivi di lavoro, e quindi non di proposito come dichiarato alla stampa (anche in questo caso il riferimento è sempre a Brenna, ndr) risponde sprezzante “puntini puntini vostri”».
Quei “puntini” segnano il limite attuale della maggioranza: una coalizione in cerca di un futuro e di un’identità. Cosa di cui le opposizioni sono consapevoli. Sempre lunedì sera – e sempre nella fase preliminare del consiglio – due consiglieri di minoranza sono arrivati a “consigliare” al sindaco le dimissioni.
Il primo è stato Stefano Fanetti, capogruppo del Pd, che dopo aver sottolineato come «il sindaco, durante i consigli, per la maggior parte del tempo non siede in aula ma preferisce rimanere nel suo studio», ha definito «scandaloso questo atteggiamento», vale a dire il fatto che «non partecipi sostanzialmente mai ai dibattiti. Un silenzio che diventa tanto più assordante quando in discussione ci sono delibere importanti come quelle sui nidi, con l’assessore Bonduri lasciata colpevolmente sola, tanto dal sindaco, quanto dal suo gruppo politico di riferimento, la Lega, a difendere la proposta. Si ha come l’impressione di un sindaco rintanato in un bunker, ormai in totale balia dei diktat delle segreterie di partito. Fa quasi tenerezza, vederlo, sfinito, attendere la fine del mandato. Ecco, se non ce la fa, potrebbe anche chiuderla qui. Non credo che la città lo rimpiangerebbe».
Paolo Martinelli, consigliere della Lista Rapinese, ha invece esordito dicendo di «vergognarsi di far parte di un consiglio che nelle ultime tre settimane non ha portato a termine nulla. Al sindaco – ha detto Martinelli – chiedo perché abbia accettato le dimissioni dell’assessore Gentilini. Le hanno imposto alcuni nomi ma un cavillo, qualcosa, frena le nuove nomine. È una vergogna, stiamo perdendo tempo. Ascoltando i comaschi sento dire che il buon dottore era buono per fare altro, non il sindaco della città di Como».

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