Scioperi di fine anno, battaglie di retroguardia

opinioni e commenti di adria bartolich

di Adria Bartolich

Fine anno scolastico incandescente. Gli adempimenti di fine anno si svolgono in condizioni assolutamente anomale,  i presidenti delle commissioni di maturità non si trovano, è stato indetto un concorso che non si capisce se sarà o meno riservato a chi già insegna oppure no,  il governo  convoca i sindacati  ma loro disertano l’incontro,  e infine uno sciopero convocato,  anzi due, pardon tre, nell’ultima settimana di scuola.

Il primo proclamato per il 3 giugno da un sedicente Comitato per la priorità alla scuola  che ha indetto il “No Dad day” –  dove per Dad si intende Didattica a distanza –  e che chiede in sostanza  il ritorno a scuola con le modalità tradizionali  da settembre,  didattica in presenza  per tutti gli ordini di scuola. Il secondo proclamato per il 5 giugno dai Cobas che spingono per l’assunzione dei precari storici, sono contrari alla formula del concorso  detto “ammazzaprecari” e chiedono la stabilizzazione di tutti coloro che insegnino da almeno 36 mesi.

Il terzo proclamato dai sindacati confederali  Cgil-Cisl-Uil con  Snals e Gilda,  sostenitori del concorso a titoli invece che ad esami; per questo sciopero il Garante  ha chiesto la revoca perché non rispettoso dei termini previsti per la convocazione, che prevedono un intervallo di almeno 7 giorni da quello precedente o successivo, che  evidentemente non ci sono.

Fin qui, mi si  dirà, non è la prima volta che succede. Negli anni abbiamo visto di tutto: blocco degli scrutini, sciopero  delle attività aggiuntive, scioperi a singhiozzo, ma uno sciopero  organizzato quando i docenti e i lavoratori  non sono a scuola… mai. Già, perché ora sono tutti impegnati con la didattica a distanza, quindi da casa.

Mi chiedo chi lo farà e per che ragione proclamare uno sciopero che si sa già sarà un fallimento. Forse  per non farsi “scavalcare a sinistra” da altre sigle e siglette che sgomitano per avere un’egemonia su fasce di lavoratori, ma dobbiamo sapere che il sindacato corre sempre il rischio di diventare la difesa corporativa di particolarismi se non si colloca in quadro più ampio, che in questo caso sarebbe la costruzione  di un sistema scolastico più moderno ed efficace.

Se però, invece di definire  meglio le  inedite relazioni di lavoro che derivano dalle  nuove forme  assunte dalla didattica – relazioni che, occorre sapere, sono state stravolte dalla didattica a distanza e che saranno quelle del futuro  perché indietro non si torna – il sindacato si attarda  in battaglie di retroguardia come quelle per cui chiunque metta piede in una scuola matura un diritto, esso smetterà ben presto di svolgere una funzione storicamente avanzata e positiva. Sulle rivendicazioni corporative qualsiasi gruppo o ufficio legale, a difesa del  piccolo  interesse, può fare certamente meglio.

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