Scolari, istituzioni e tanti cittadini. Como ricorda la tragedia delle foibe

 

altLa ricorrenza del 10 febbraio
Grande partecipazione alla cerimonia tenuta ai giardini dedicati ai martiri

(f.bar.) Una cerimonia commovente nel “Giorno del Ricordo”. Nei giardini di Albate intitolati ai Martiri italiani delle Foibe istriane, ieri mattina, sotto un vero e proprio diluvio, è stata ricordata la tragedia degli infoibati e l’esodo di Istriani, Fiumani e Dalmati dalle loro terre.
La commemorazione è stata organizzata, come ogni anno, dal Comune di Como – presenti il sindaco Mario Lucini e il vicesindaco Silvia Magni – insieme alla sezione locale dell’Associazione Nazionale Venezia

Giulia Dalmazia, presieduta da Luigi Perini. Una pioggia battente e un vento gelido hanno accompagnato l’intera cerimonia, anche se i numerosi profughi presenti, gli alpini e i militari schierati sembravano non accorgersene, abituati a ben altre sofferenze.
Subito dopo lo schieramento delle associazioni d’armi e l’alzabandiera, è stata deposta una corona di fiori sotto la targa commemorativa dei caduti. I discorsi ufficiali si sono invece tenuti nella sala della Circoscrizione di Albate, colma di gente. Nelle prime file anche le massime cariche istituzionali, a partire dal questore di Como, Michelangelo Barbato.
Il prefetto di Como, Bruno Corda, ha poi preso la parola per ricordare come per troppi anni si sia taciuto e ignorato il ricordo del dramma istriano. Presenti, oltre alle tantissime penne nere e ai profughi istriani, anche due scolaresche.
«Si è dovuto attendere fin troppo la legge istitutiva di questa ricorrenza – ha detto il primo cittadino di Como, Mario Lucini – Troppo a lungo non si è prestata la dovuta riconoscenza alla memoria di queste vittime. Stiamo parlando di un dolore incalcolabile di cui purtroppo solo l’uomo può essere capace».
Dal 2004, ogni 10 febbraio si rilegge una delle pagine più tristi e drammatiche della storia italiana: le foibe e l’esodo delle popolazioni istriane. La decimazione, da parte delle truppe del generale Tito, di chi, su quella terra, abitava da secoli. Furono quasi 10mila gli italiani che vennero gettati, morti o ancora vivi, nelle cavità carsiche (le foibe, appunto). Circa 350mila istriani, giuliani e dalmati furono costretti a lasciare case e terreni, per essere ricevuti come profughi in altre regioni d’Italia.
«Il nostro impegno costante deve essere quello del ricordo e della vicinanza ai caduti – ha poi aggiunto Angela Pagano, vicecommissario di Villa Saporiti – Ricordare serve per non perdere la strada. Ecco il senso di questa commemorazione. Ovviamente sarebbe molto meglio avere sempre a mente l’immane tragedia accaduta e non ritrovarsi una volta all’anno per celebrare il loro ricordo». Tanti i presenti e anche i giovani delle due scolaresche intervenute hanno seguito con la massima attenzione i racconti di quanti hanno vissuto il dramma delle foibe.
Due ragazzi hanno poi consegnato alla sezione Ana di Albate un tricolore per il Monumento ai Caduti di Trecallo. Infine ha preso la parola Luigi Perini, presidente della sezione comasca dell’associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia, che ha fatto un lungo e dettagliato excursus storico.
«Innanzitutto voglio ringraziare il provveditore agli studi, Claudio Merletti, per aver fatto in modo che nelle scuole si dibattesse e si parlasse in maniera approfondita di questi fatti», ha esordito Perini che, dopo aver raccontato la sua personale storia e lo strazio vissuto da tante persone perseguitate e cacciate dalle loro terre, ha concluso con un’invocazione.
«Siamo gli ultimi testimoni di una tragedia immane – ha concluso Luigi Perini – La memoria e il ricordo di quanto accaduto non dovrà mai essere taciuto».
La mattinata è poi proseguita con la lettura della Preghiera dell’Esule. Toccante, in chiusura, la lettura del Giuramento di Perasto e il conclusivo coro del “Va’ Pensiero”.

Nella foto:
La folla di autorità e cittadini che ha assistito alla cerimonia (Fkd)

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