Scontro alla Sisme, arrivano i carabinieri

Il caso – Ieri pomeriggio convocata una conferenza stampa dal direttore del personale dell’azienda di Olgiate
Oggi è in programma un presidio dei dipendenti. Proteste della Fiom
«Di qui non esce nessuno finché non ci verranno date risposte».
Frasi d’altri tempi sono riecheggiate ieri mattina – dopo un’infuocata riunione sindacale alla Sisme di Olgiate. «Abbiamo chiamato i carabinieri – ha detto il direttore del personale, Sergio Luculli – Ho ribadito ai dipendenti, riuniti nel piazzale, che siamo arrivati sin qui per l’immobilismo dei sindacati». L’estenuante braccio di ferro ha raggiunto un punto di rottura pochi giorni fa, quando l’azienda ha disdetto
gli accordi sindacali (a partire dal 30 giugno 2012), sottolineando come il premio di risultato sarebbe stato pagato ai dipendenti per i risultati conseguiti fino a quella data. «È soltanto l’ultimo atto dopo mesi di inerzia dei sindacati. La crisi è evidente e il lavoro non c’è per tutti. Ci vuole una soluzione», ha ribadito ieri pomeriggio Luculli in una conferenza stampa convocata nella sede di Confindustria.
Ecco cosa è accaduto: il 30 novembre 2011 fu siglato un accordo che prevedeva – in presenza di 300 esuberi – la creazione di 3 finestre per far uscire volontariamente il maggior numero di dipendenti. Una a gennaio 2012 (scelta da 50 lavoratori), le altre a gennaio e nell’autunno 2013.
«L’azienda si è impegnata a mantenere in Italia, senza delocalizzare, investimenti per 5 milioni di euro», dice Luculli. In cambio i sindacati dovevano presentare proposte per far risparmiare alla Sisme 700mila euro entro il 30 aprile 2012. È poi stato fatto un piano di risparmi per 2,5 milioni di euro. Ma il 29 maggio «da parte dei sindacati non si era ancora mosso nulla. Siamo andati avanti inutilmente fino al 25 giugno», aggiunge Luculli. È anche stata valutata la proposta dei dipendenti che si erano impegnati in prima persona per raggiungere determinati obiettivi mettendo sul piatto della bilancia parte della loro retribuzione. «Ma ci siamo resi conto che soltanto 313 avevano aderito per un importo di 400mila euro. Abbiamo quindi dato disdetta al sistema premiante che avrà effetti sui prossimi 12 mesi. Abbiamo spostato all’esterno i magazzini per far fronte a scioperi e ci prepariamo alla battaglia legale».
Nel frattempo, un’altra brutta notizia. «I sindacati non hanno fatto passare la richiesta di lavorare il sabato pomeriggio e la domenica, così come richiesto dalla Bosch che ha deciso di andarsene».
Inevitabile anche la delocalizzazione «per 2 delle tre linee, tutte in negativo. La 179 e la 160 che perdono 1,5 milioni». Oggi è annunciato un presidio sindacale fuori dai cancelli mentre la Fiom Lombardia ha chiesto di convocare subito l’azienda in Regione.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Sergio Luculli nella conferenza stampa convocata ieri all’Unione Industriali (Fkd)

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