Scontro Lega-Forza Italia, il caso sembra chiuso. Pace armata tra Alessandro Fermi e Fabrizio Turba

Alessandro Fermi

C’eravamo tanto odiati. Si potrebbe titolare così la vicenda che ha visto protagonisti, un paio di giorni fa, il presidente del consiglio regionale Alessandro Fermi e il sottosegretario alla presidenza della Lombardia Fabrizio Turba. Esponente di Forza Italia il primo, leghista il secondo, si sono scambiati martedì battute velenose su una questione tutta amministrativa, qualcosa di molto complicato da capire per l’opinione pubblica e sicuramente poco attrattivo dal punto di vista dell’informazione. Vale a dire, l’iter delle delibere per la realizzazione della Canturina bis e la presentazione di un emendamento al bilancio regionale che garantisse la copertura dell’opera.

A molti (quasi tutti, a dire il vero) era parso che l’attacco di Turba a Fermi – «basta prenderti meriti non tuoi» – fosse piuttosto un segnale politico. Magari collegato alle vicende della città, dove Forza Italia è fuori dalla giunta e garantisce un appoggio esterno a dir poco tellurico al sindaco Mario Landriscina.
E invece no, giura Turba. Nessun tipo di avvertimento né di contrasto politico. Soltanto l’arrabbiatura «per un’informazione del tutto errata».
A denti stretti, il sottosegretario leghista ammette che forse «Fermi ha sì un vizio: sembra faccia tutto lui in provincia di Como». Ma, aggiunge Turba, «se uno lavora e fa, ben venga. Mi dà invece fastidio che si dicano cose inesatte».

La questione cittadina, quindi, «non c’entra niente». Così giura l’ex segretario del Carroccio. Né le tensioni tra Lega e Forza Italia a livello nazionale, in verità molto stemperate negli ultimi giorni.
No, Turba insiste: «qualcuno lavora e gli altri si prendono il merito, è questo che mi ha fatto rabbia, oltre al fatto che passasse un messaggio sbagliato. Una dichiarazione superficiale avrebbe potuto mandare in fumo il lavoro di un anno».
Ovviamente, Alessandro Fermi la pensa molto diversamente nel merito. «Il comunicato del sottosegretario contro di me e contro il consigliere del Pd Angelo Orsenigo (chiamato in causa da Turba sulla questione dell’emendamento al bilancio, ndr) rimane incomprensibile – dice – non ne ho proprio capito il senso. Credo che si sia trattato di una scelta a caldo».
Un colpo di testa, insomma. Perché, aggiunge Fermi, «oggi i rapporti tra i nostri partiti sono buoni, soprattutto a livello regionale. Da quando la Lega è uscita dal governo, anzi, l’alleanza mi sembra che si sia ancor di più rinsaldata».

Tutto bene, quindi? Se stiamo alle parole dei protagonisti, sì. Il caso è praticamente chiuso.
Ma quando Turba dice: «Non c’è una questione politica, mi hanno dato fastidio le parole di Fermi» dimentica che la politica è fatta quasi esclusivamente di parole. La domanda che rimane sullo sfondo – e che abbiamo posto allo stesso sottosegretario senza però avere una risposta compiuta – è: perché non parlarne a voce, non chiedere spiegazioni de visu?
I responsi possibili sono molti. Dalla competizione interna al centrodestra, che è pur sempre legittima, allo scontro personale, alla guerra per il consenso. Sino al riposizionamento in una fase in cui il centrodestra appare molto “liquido”. Scegliete voi.

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