Scoppia la “guerra” del sushi tra Italia e Svizzera

Dogana frontalieri

Scoppia la guerra del sushi sul confine tra Italia e Svizzera. La questione era stata segnalata l’altro giorno dal presidente dell’Udc Ticino (partito storicamente anti-italiano) e sindaco di Monteggio, Piero Marchesi.

Troppi scambi di cibo da asporto direttamente nello spazio della dogana, o nei dintorni, soprattutto sushi. Con i ristoratori italiani che varcano il confine con i loro mezzi per le consegne. Consegne che avverrebbero spesso sulla strada nei pressi dei valichi. Come è noto in tutta la Svizzera i ristoranti sono ancora chiusi, ma l’asporto è consentito al pari dell’Italia.

Le consegne oltreconfine non sono illegali, ma devono sottostare alla regole. Lo ha precisato l’Amministrazione federale delle dogane, che sorveglierà anche la sera i valichi minori che sono particolarmente interessati dal fenomeno. Sotto la lente sono le aree utilizzate per lo scambio della merce, che non garantirebbero la necessaria sicurezza oltre a problemi per il traffico.

«Ricordiamo – dice l’Amministrazione – che le merci introdotte nel territorio doganale sono soggette all’obbligo doganale. In particolare per il cibo da asporto ordinato in Italia vi sono specifiche prescrizioni da seguire. In caso di consegna in Svizzera da parte di ristoranti ubicati su suolo italiano, tutti i prodotti devono essere sdoganati all’importazione nel traffico commerciale. Se il cliente ritira invece i prodotti direttamente in Italia, li può importare in Svizzera nel traffico turistico (con diritto alla franchigia di 300 franchi). Particolare attenzione va prestata alle attuali disposizioni in vigore su suolo italiano in merito alle restrizioni legate al Covid-19».

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