Scorie radioattive in magazzino da 22 anni. Soluzione in vista per lo smaltimento definitivo

Ieri mattina a Rovello Porro i tecnici dell’Agenzia nazionale “Nucleco”
Le scorie radioattive stipate da 22 anni in un magazzino di Rovello Porro saranno finalmente messe in sicurezza. E forse smaltite.
Il condizionale è d’obbligo, perché i costi dell’operazione sono elevatissimi (e non ancora quantificati) e non si sa nemmeno dove sia possibile ammassare i fusti di terriccio e i residui di lavorazione ad alta concentrazione di Cesio 137 rimasti per oltre un ventennio nel mezzo della Bassa Comasca.
Ieri mattina, i tecnici della Nucleco – la società nazionale
italiana partecipata dall’Enea che si occupa di decontaminazione nucleare e di gestione delle scorie – sono approdati nel comune lariano per verificare la possibilità del definitivo “confezionamento” del materiale rimasto dalla primavera del 1990 in un deposito delle Fonderie Premoli.
«L’accesso al magazzino – dice Giuseppe Sgorbati, fisico nucleare e coordinatore dei dipartimenti dell’Agenzia Regionale per l’Ambiente (Arpa) della Lombardia – non aveva lo scopo di verificare eventuali pericoli, dato che in tutti questi anni è stato attivo un sistema di controlli che ha garantito la salvaguardia del sito. Abbiamo invece posto le basi per lo studio di fattibilità della definitiva messa in sicurezza delle scorie e delle macerie rimosse nel 1990, tuttora conservate in parte in fusti e in parte sotto alcuni teloni».
Sembra incredibile ma per 22 anni i rifiuti radioattivi della Premoli sono stati letteralmente abbandonati in un capannone, inaccessibile certo (anche perché posto sotto sequestro dalla magistratura) ma comunque avvicinabile e a ridosso di un centro abitato.
Non è un caso che il sindaco di Rovello Porro, Gabriele Cattaneo, abbia fatto della definitiva rimozione dei residui radioattivi una battaglia di principio. «La contaminazione c’è ed è a livello conosciuto – dice ancora Sgorbati – Se è giusto affermare che non esiste un rischio per le persone, è altrettanto giusto dire che si tratta comunque di rifiuti radioattivi, materiali che devono essere gestiti con attenzione e cautela».
Il fatto è che in Italia, al momento, non esistono luoghi in cui smaltire il Cesio 137 contenuto nei fusti e nel terriccio della Premoli. «Questo materiale è ad alto volume e bassa concentrazione radioattiva – conferma Sgorbati – una soluzione al momento non c’è. Con lo studio di fattibilità risolveremo il problema del “confezionamento” e della messa in sicurezza per il trasporto». Il dopo, come detto, è una nebulosa. «Ci sono Paesi come la Germania attrezzati a questo scopo, ma nulla è stato deciso», conclude il dirigente dell’Arpa Lombardia.
«Ho sempre pensato che si dovesse lavorare per trasportare in modo definitivo il materiale radioattivo lontano dal mio paese – dice il sindaco di Rovello Porro – Sono soddisfatto del vertice compiuto oggi (ieri, ndr) perché finalmente abbiamo posto le basi per una soluzione definitiva del problema».
Cattaneo rassicura anche sui nuovi, ulteriori controlli effettuati ancora ieri mattina dai tecnici della Nucleco. «Gli esiti sono negativi, la contaminazione non si è estesa e non ci sono rischi per la popolazione. Nei prossimi giorni faremo un incontro in Regione per stabilire i dettagli dello studio di fattibilità. Ad esempio, come campionare ogni singolo materiale e in che modo imballarlo. Al massimo entro un anno – dice ancora Cattaneo – spero che il materiale possa essere finalmente portato via».
La vicenda della contaminazione dei residui di lavorazione della Premoli risale, come detto, alla primavera del 1990. L’alluminio radioattivo era contenuto in una partita acquistata dall’impresa comasca da un’impresa molto probabilmente dell’ex Unione Sovietica ma attraverso un intermediario austriaco.

Dario Campione

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