Sculture urbane, occasioni perdute

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti

Luoghi noti e meno noti, comunque identitari del nostro territorio, vengono raccontati dal  progetto Fisionomie Lariane promosso dall’Ordine degli Architetti di Como, che è insieme archivio di immagini e testi e  spunto per  itinerari turistico-culturali. Ne propongo oggi uno nel segno della memoria.  

 Nel commentare  un paesaggio di Como dall’alto per  Fisionomie Lariane, lo storico dell’architettura Fulvio Irace  ricorda  il fotomontaggio del 1978 con cui lo scultore lariano di fama internazionale Francesco Somaini, aderendo all’iniziativa di “mail art” promossa dalla storica galleria La Ruota di Como, fece incombere una sua scultura («L’Antropoammonite VI ad anello del 1977») nel tessuto urbano della città storica: «In una sintesi di grande visionarietà, riprendeva riflessioni sul rapporto tra scultura e ambiente urbano».

Molti anni più tardi, lo stesso Somaini fu protagonista di un progetto non realizzato, quello  primigenio  per la  risistemazione del lungolago firmato da Carlo Terragni con Renato Conti e Ugo Majone. Secondo quei progettisti il lungolago sarebbe stato anche un museo  di land art, di arte che ridisegna il paesaggio.  

Grazie proprio a una scultura di Somaini. Nel progetto originario per il nuovo lungolago e il sistema antiesondazione si era infatti ipotizzata una scultura del maestro che dal suolo ai giardini di Ponente sarebbe arrivata al confine con piazza Cavour all’altezza massima di circa un metro.  L’opera, ipotizzata nella versione finale di cemento, sarebbe stata interrotta in quattro punti per l’inserimento delle paratie mobili. 

Per Somaini sarebbe stato l’ideale coronamento di una lunga fedeltà a Como. «Rappresenterà la memoria del lago a stretto contatto con l’acqua di cui sarà una sorta di argine artistico», disse quasi vent’anni fa.  Ma nessuno è profeta in patria. E   Como ha perso un’altra occasione, quella di   entrare nel  circuito delle città europee che hanno un’opera di arte ambientale.  E il lungolago? Ah già, è lì da vedere.

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