Scuola, 900 cattedre ancora scoperte. Tutti i dubbi, dai bus alle mascherine

Scuola e Covid

«In provincia ci sono 900 cattedre ancora scoperte, abbiamo docenti comaschi inspiegabilmente assegnati ad altre province, in alcune scuole non sono state fatte le visite mediche al personale. Il provveditore di Como è in pensione, ci sono diversi nuovi dirigenti scolastici. Sono arrivati i nuovi banchi, è vero, ma le classi sono sempre “pollai” da 25 studenti e, ora inspiegabilmente, pare si voglia togliere l’obbligo delle mascherine fino alle medie». È un fiume in piena, Rosaria Maietta, componente della segreteria della Camera del Lavoro di Como e da anni referente provinciale della Cgil per chi lavora nel mondo della scuola. Tutti i problemi verranno messi sul tavolo del prefetto di Como, Ignazio Coccia per un incontro richiesto dai sindacati e già convocato per la mattinata di mercoledì 9.
Dalla Prefettura, ricordiamo, passerà in quell’occasione anche la tematica del trasporto pubblico verso le scuole cittadine, altra questione che non fa dormire sonni tranquilli.
«Riguardo le cattedre scoperte – spiega Maietta – è vero, i dati sono ancora ufficiosi e non si distinguono molto dal passato. Il problema è che sono riferite a un anno già complicato». Le immissioni di ruolo hanno avuto una diversa procedura quest’anno.
«Non in presenza e meno trasparente – commenta – Ci sono stati errori e assegnazioni incomprensibili che stiamo studiando. Docenti che hanno sempre lavorato in provincia di Como assegnati a Pavia, Sondrio, Bergamo e Brescia. Colleghi di Bergamo e Brescia assegnati qui».
Altro personale sta per essere chiamato con la procedura della “call veloce”. «Si tratta di contratti non tutelati in caso di lockdown – dice la sindacalista – mentre invece si è dimostrato come i docenti possano lavorare bene anche a distanza». Il sindacato sta affrontando anche la questione dei lavoratori fragili, tra mille incognite.
«Ogni scuola ha un medico competente diverso, c’è chi non ha ancora fatto le visite – sottolinea Maietta – Ho raccomandato a tutti i dirigenti scolastici di effettuare comunque le visite. Poi c’è il tema di come ricollocare questo personale fragile. Telelavoro? Servizio biblioteca? L’inizio delle lezioni è alle porte, ma il Ministero non ha dato tanto risposte».
Sull’inizio delle lezione c’è poi l’incognita delle mascherine.
«L’ultimo comitato tecnico scientifico pare che voglia eliminare l’obbligo non solo fino a 6 anni, ma fino alle medie – spiega – Le mascherine non sono una soluzione, ma sono sicuramente una protezione in più. Soprattutto nelle aule della scuola comasca, con tutti quegli alunni».
Problemi anche strutturali quindi. «I ragazzi sono a casa da febbraio, possibile che non si sia organizzato il rientro diversamente – dice ancora Maietta – Su molte questioni fino ad oggi si poteva chiudere un occhio, ma da settembre non sarà più possibile farlo».
Sul fronte dei docenti c’è pure la problematica delle graduatorie «zeppe di errori», assicura Maietta.
«Non ci sono neppure i tempi tecnici per i ricorsi, chi va al Tar deve aspettare almeno un anno e intanto non lavora». A Como il provveditore Roberto Proietto è in pensione.
«Siamo senza interlocutori – sottolinea – Sono grata ai funzionari del Provveditorato, ma non hanno l’autorità e l’autonomia necessaria per diverse questioni», conclude.
In tema di scuola e di referenti sanitari ieri si è espresso anche il consigliere regionale comasco del Pd, Angelo Orsenigo.  
«Delle questioni legate al Covid all’interno delle scuole si deve occupare solo personale sanitario», scrive Orsenigo in una mozione che verrà discussa in consiglio martedì 8.

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