Scuola, armiamoci e partite

opinioni e commenti di adria bartolich

di Adria Bartolich

Nelle scuole è arrivato il Covid in modo prepotente e diffuso. Alunni e personale positivi al coronavirus, classi in quarantena, un via vai di tamponi, procedure e segnalazioni per tenere sotto controllo i casi e la situazione nel suo complesso. Gli istituti scolastici hanno riaperto il 14 settembre.

Sono arrivati dei banchi nuovi di dimensioni più piccole, gel igienizzanti, mascherine e tutte le misure di prevenzione possibili.

Certo lo sforzo organizzativo è stato enorme e credo, alla fine, anche la spesa per garantirlo. Altrettanto regolarmente le scuole sono partite con l’organico ridotto, in alcune mancavano fino al 60% degli insegnanti.

Non parliamo poi dei collaboratori scolastici e del personale di segreteria. In alcuni casi mancavano perfino i dirigenti.

Gli insegnanti di sostegno sono arrivati  come sempre per ultimi  e molti senza specializzazione, come sempre. L’ossatura organizzativa del sistema scolastico è rimasta tale e quale salvo le entrate scaglionate.

Anche tutto quello che attorno alla scuola ruota è rimasto lo stesso. L’unica variante prevista è stata la quota di didattica a distanza per le superiori, facoltativa.

Le scuole sono ripartite, sotto le enormi pressioni dell’opinione pubblica e anche di parte del sistema politico. La scuola è il cuore del Paese. Certo, ma solo se al centro mette davvero gli alunni, altrimenti diventa come un forno a legna dove metti dentro la pizza (gli studenti) che esce più o meno cotta per forza. Questa mi pare la logica di quelli che manifestano contro la Dad (Didattica a distanza) e la chiusura ormai inevitabile delle scuole, salvo volere contagiare tutto il sistema e renderle un pericolo per i ragazzi.

Chiedo: abbiamo pensato davvero agli alunni riaprendo al buio come a poker?

Intendo dire senza avere coordinato una riorganizzazione del trasporto pubblico, senza avere gli organici completi al momento della riapertura anche superando le procedure di routine per garantirne la presenza, oppure preso in considerazione, dato lo stato d’emergenza, la modifica dei criteri dell’orario di servizio per rendere possibile la copertura dei docenti mancanti cambiando contratto e retribuzione, e la volontarietà per le sostituzioni?

Oppure abbiamo fatto come al solito, e cioè abbiamo scaricato sulle spalle dei volonterosi tutto il carico di lavoro e abbiamo consentito agli altri di fare come prima?

Pensiamo davvero che avere mandato a scuola bambini e ragazzi nelle condizioni penose che la situazione impone sia stato didatticamente e pedagogicamente più accettabile di una lezione on line? O che la mascherina e litri di igienizzante siano meglio di un seppur deplorevole uso del pigiama (nascosto) dal computer?

Bene, il risultato è stato un disastro. Sappiatelo.

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