Stop ai presidi part-time: 26 nomine. E spiragli per i 500 precari comaschi

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L’istruzione in riva al Lario
Secondo gli annunci del governo verranno assunti nel 2015
Azzeramento del precariato tra i docenti e scatti di carriera in base al merito. Interventi sui programmi e investimenti sul sistema scolastico, lotta alla dispersione e nuovi percorsi formativi per i futuri insegnanti. La riforma della scuola annunciata ieri dal governo Renzi, che intende rimettere mano all’intero sistema dell’istruzione, apre tra l’altro uno spiraglio per i circa 500 docenti precari comaschi, che nel 2015 dovrebbero venire assunti a tempo indeterminato assieme ai 150mila colleghi su scala nazionale.

Un’operazione che dovrebbe costare nel complesso 3 miliardi di euro.

E mentre il governo annuncia il suo ambizioso piano-scuola, in provincia di Como il ministero dell’Istruzione, con un’infornata di 26 nuovi dirigenti, elimina il problema dei presidi part-time.
Negli anni scorsi, infatti, sul Lario si era arrivati a una situazione paradossale: una scuola su tre era governata da un preside reggente. In altre parole, un dirigente era effettivo in un istituto e supplente in un altro. A volte, e qui sta il secondo paradosso, le due scuole governate dallo stesso preside erano lontane chilometri, costringendo il dirigente a lunghe perdite di tempo per i trasferimenti.
Anomalie più volte denunciate dai sindacati, che ora commentano con soddisfazione l’azzeramento dei presidi part-time. I 26 nuovi dirigenti scolastici, infatti, coprono sia le sedi che fino all’anno scorso erano in mano a reggenti, sia gli uffici dei presidi che quest’anno sono andati in pensione.
È il caso, per esempio, del dirigente di lunga data Pasquale Clemente, dell’istituto “Ripamonti”, poi diventato “Da Vinci-Ripamonti”: al suo posto, arriva Gaetana Filosa. Per quanto riguarda le scuole superiori, l’unico preside reggente rimasto è Nicola d’Antonio, titolare al liceo “Ciceri” e reggente al classico “Volta”: in questo caso, però, è l’unica soluzione possibile, perché il liceo “Volta” è sottodimensionato.
«Azzerare le reggenze è un dato assolutamente positivo – commenta Adria Bartolich, segretario della Cisl Scuola dei Laghi – In questo modo, si spendono meno risorse per i collaboratori e si garantisce una maggiore efficienza e continuità».
Passando ai docenti, dei 150mila professori precari in Italia circa 500 sono comaschi. «Resta un numero alto, anche se molti sono stati stabilizzati – afferma Adria Bartolich – Il ministro dell’Istruzione ha annunciato anche una revisione delle modalità di assunzione dei supplenti. Oltre alla stabilizzazione dei precari, bisogna infatti considerare le esigenze didattiche dei ragazzi, che non vengono certo agevolati da un turnover continuo dei professori».
Per azzerare le liste dei precari e il ricorso ai supplenti, il governo intende introdurre gli organici funzionali di rete, ovvero gruppi di docenti in grado di coprire le necessità delle scuole di una determinata area. Un’idea che alla segretaria della Cisl Scuola non dispiace. «I vantaggi sarebbero molteplici, dalla vicinanza degli insegnanti alle scuole al fatto che, girando sempre per gli stessi istituti, avrebbero modo di conoscere più a fondo le scuole, alunni e docenti compresi, in cui sono chiamati a operare – spiega Bartolich – Il problema è che per arrivare a questo risultato bisogna mettere mano in modo significativo al sistema delle attuali graduatorie, che sono diversificate, stratificate, complesse e costose da gestire. Ma va fatto con le dovute cautele».
A questo proposito, il governo ha dichiarato di voler ascoltare chi opera nelle scuole e i sindacati prima di avviare la riforma. «Il fatto che il governa voglia incontrare le parti sociali è positivo – sottolinea Adria Bartolich – Una cosa sono le leggi, un’altra cosa la realtà quotidiana delle scuole. Il nostro contratto non è rinnovato da dieci anni, è vecchio e da tempo superato nei contenuti. Se bisogna ritoccare l’orario di lavoro e bisogna introdurre criteri di valutazione, che secondo me dovrebbero riguardare non solo gli insegnanti, ma anche i dirigenti e il personale non docente, allora non si può pensare di fare tutto ciò con un contratto fermo al secolo scorso».
È fiduciosa sul futuro della scuola? «Temo che gli annunci prevalgano nettamente su ciò che potrà realmente essere fatto», conclude la sindacalista.

Andrea Bambace

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