Scuola, docenti precari e “aventi diritto”

MERCATO DEL LAVORO E OCCUPAZIONE
A pensarci bene non c’è niente di più umiliante. Tu vai al lavoro, un lavoro per il futuro, per la Patria e per il Destino dei ragazzi, e il giorno dopo puoi ricevere il comunicato che “il contratto è già scaduto” perché è arrivato un “avente diritto”.
Io sapevo che esistono i diritti, che sono cose che si hanno o che non si hanno, ma pensavo che, dopo la Rivoluzione francese e la Dichiarazione universale dei diritti, tutti gli uomini sarebbero stati uguali per la legge, con ugual diritti! Invece no, in quanto questa legge universale ha un’eccezione: i docenti!
Perché se la formula prevede che esistano “aventi diritto”, la logica impone che allo stesso modo esistano i “non aventi diritto”, tra i quali ci sono io. Io non ho diritto a sapere se e quando finirà il mio contratto. Proprio come la vita. Io non ho diritto di finire, completare, progettare un percorso avviato una settimana fa o poco più con i ragazzi di Cavargna. Io non ho diritto a compilare i registri in modo giusto e completo senza pensare che il mio lavoro serva a un altro, a un “avente”. E i ragazzi di Cavargna? Anche loro sono “non aventi diritto”, perché non hanno diritto a una continuità didattica: lo stesso prof per più di un anno a loro è un sogno. Un solo prof per tutto l’anno una speranza. Avere i prof dal primo giorno un’utopia. Prof che di loro poi si prendano cura… è un “Ascoltaci-o-Signore”! Feudalesimo, privilegi e Medioevo terminati con la svolta dell’Assemblea Nazionale Costituente anno 1789? Forse.
I docenti italiani e gli alunni di montagna di sicuro sono ancora all’88!
Daniele Mangiapane

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