Scuola e famiglia devono collaborare

opinioni e commenti di adria bartolich

di Adria Bartolich

Per raggiungere l’obiettivo di fare crescere in modo positivo gli alunni, scuola e famiglia devono collaborare e muoversi all’unisono.

Nulla è più pericoloso e diseducativo che dare dei segnali diversi o attivare comportamenti all’antitesi di fronte a un problema che interessa un bambino o un ragazzo. I ragazzi colgono benissimo tutte le sfumature emotive di un dato comportamento e si regolano di conseguenza. Sempre. Spesso gli adulti si comportano, nei confronti dei bambini o dei ragazzi, come se non capissero nulla.

Troppo piccoli o inesperti per cogliere gli aspetti importanti della vita. Balle. 

I ragazzi colgono solo quelli, niente sovrastrutture mentali, sociali o educative. L’essenza.  Sanno benissimo cosa vogliono gli adulti da loro e si comportano di conseguenza, adeguandosi o opponendosi, senza troppe mediazioni razionali: non è l’età in cui si possono fare.

Per questa ragione soprattutto, cioè per la necessità che durante il loro percorso di crescita i ragazzi hanno di avere dei punti fermi, magari da contestare ma che rappresentino una certezza, gli atteggiamenti che sempre più spesso assumo alcuni genitori di aperto contrasto con gli insegnanti, crea effetti devastanti.

Infatti non solo disorientano ma li rendono anche incapaci di assumere decisioni, e finiscono per sentirsi oggetti su cui discutere invece di essere protagonisti che possono scegliere cosa fare o non fare. Il contrasto tra le figure educative mette gli alunni in un cul de sac: qualsiasi cosa facciano è sbagliata per una delle due. Così, i genitori sempre più concentrati sull’aspetto prestazionale, che non necessariamente riguarda il profitto scolastico ma che comunque nella scuola viene agito ed esibito – bello smartphone, vestiti di marca, social con like e follower – perdono di vista la parte emotiva dei figli e i loro bisogni educativi veri, fino alla prima marachella che combinano, quasi sempre giustificata, difesa e a volte addirittura negata: il problema non esiste.

Anzi, il problema è la scuola.  Persino di fronte a cose macroscopiche, quali ad esempio i pericoli in cui incorrono con alcuni comportamenti. Così succede che un insegnante, che richiama un alunno perché si trova in una situazione di pericolo per la sua incolumità, si senta rimbrottare da un genitore perché l’ha ripreso davanti agli altri, quasi fosse più importante salvare la faccia che la pelle, roba da “Manuale del perfetto narcisista”.

Soprattutto come se fosse facile potere sempre riprendere uno studente con un tête-à-tête in una scuola, o con i tempi che corrono, portare lo studente in separata sede senza incorrere in una denuncia per la ragione contraria, “Chissà perché l’ha portato di là… dove non li vede nessuno…”. Inutile dire che se si affermasse l’idea che sia meglio non richiamare nessuno per non avere grane, sul piano educativo sarebbe un vero fallimento, della scuola ma soprattutto dei genitori.

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