Scuola e lavoro, due mondi separati

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

Il rapporto su scuola e lavoro delle Camere di Commercio di Como e Lecco, presentato nei giorni scorsi nell’ambito del salone “Young”, è illuminante riguardo alle difficoltà di relazione efficace tra i mondi della formazione e della produzione.  Questo giornale ha già dato conto della fotografia relativa a titoli di studio e sbocchi occupazionali nel Comasco, sulla base dei numeri contenuti nel citato rapporto. Il vero problema si conferma l’assenza di un collegamento, costante e a monte, tra l’impresa e l’istruzione. È un problema atavico, per risolvere il quale si fa ancora troppo poco a livello politico e di sensibilizzazione generale. Ognuno dei due mondi sta a sé e questo impedisce sviluppi positivi di reciproco interesse.

Nel Comasco, la domanda di lavoro delle aziende è solo in parte soddisfatta da conoscenze e competenze adeguate. Resiste il gap tra formazione e lavoro.

In ambito lariano, il tasso di occupazione è tradizionalmente più alto rispetto alla media nazionale, ma se guardiamo alla sola Lombardia, il nostro territorio si colloca comunque al settimo posto tra i dodici diversi ambiti regionali, nella seconda metà della classifica.

Anche a livello familiare si stenta a prendere atto che le imprese chiedono un’elevata specializzazione. I datori di lavoro lamentano di non trovare le figure che servono a loro. Tecnicamente è il mismatch, vale a dire il non incontro tra aziende e giovani con studi, tra domanda e offerta. Con il doppio risultato che le prime cercano e assumono personale fuori dal territorio e, a loro volta, i giovani devono trovare occupazione altrove. Milano, Brianza e Canton Ticino, in questo senso, attraggono e “rubano” lavoro.

Un’altra faccia della stessa medaglia è raffigurata dal fatto che oggi le imprese chiedono livelli di istruzione più elevati per svolgere le stesse professioni del passato, perché le mansioni diventano più complesse. Ne è la riprova la percentuale sempre più bassa di ingressi nel mondo del lavoro da parte di chi ha alle spalle la sola scuola dell’obbligo o rientra nel segmento di personale non qualificato.

Le imprese, spiega ancora il rapporto di  “Young”, hanno difficoltà a trovare un terzo delle figure ricercate. Soprattutto figure tecniche, specialistiche e anche operai specializzati.

Sono dati e segnali che esigono un cambio di rotta. Il circuito vitale che ha ai suoi due poli la scuola e il lavoro va rimesso in funzione. Durante l’ultima assemblea generale degli industriali di Como, Lecco e Sondrio è stata unanime la lamentela per la riduzione di ore di alternanza scuola-lavoro decisa dal precedente governo. Il nuovo esecutivo darà un segnale di inversione di tendenza?

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