Scuola e trasporti pubblici, la grande incognita di settembre: nessuno ha la soluzione

Bus pullman Asf

È pronto, il trasporto pubblico locale, a portare i ragazzi a scuola il prossimo 14 settembre? Non secondo il provveditore agli studi, Roberto Proietto, che in questo senso si è espresso venerdì scorso in un’intervista al Corriere di Como. Il problema è di grandissima attualità. Ed è anche la vera incognita dalla quale migliaia di famiglie vorrebbero uscire al più presto.

Una risposta precisa, va detto subito con chiarezza, non c’è. «Scopriremo la realtà soltanto all’apertura delle scuole, quando saremo probabilmente chiamati a fare un rapidissimo aggiustamento», dice Angelo Colzani, presidente dell’Agenzia per il trasporto pubblico locale del bacino di Como, Lecco e Varese, l’ente pubblico che gestisce in forma associata le funzioni dei Comuni e delle Province in materia di trasporto pubblico locale.
«Certo è che se dovessimo garantire lo stesso livello di servizio pre-Covid rispondendo a tutte le esigenze attuali, solamente per il territorio di riferimento dell’agenzia (Como Lecco e Varese) avremmo bisogno di 7 milioni di euro». Soldi che, al momento, non ci sono. Dire oggi che cosa accadrà tra un mese è come leggere la palla di cristallo. «Lo scenario non dipende da noi – dice ancora Colzani – Allo stato attuale, siamo in grado di riproporre lo stesso rapporto bus-km del 2019. Ma ovviamente, la capienza dei mezzi è ridotta. Dovremo capire quanto sarà ridotta nel momento in cui apriranno le scuole».

Per essere chiari: i mezzi e gli autisti sono gli stessi di prima. Con le regole attuali sul distanziamento sociale, se tutti gli studenti e tutti gli utenti del trasporto pubblico, alla ripresa di settembre, decidessero di salire sugli autobus, probabilmente il sistema finirebbe per collassare. «Per certi versi – aggiunge Colzani – l’ultima ordinanza della Regione ci aiuta. Avere il 100% di posti a sedere e il 50% di quelli in piedi sarebbe importante».
Importante, ma non sufficiente.

«Per sopperire ai bisogni del Paese servirebbero 30mila pullman e 60mila nuovi autisti – dice il presidente della Provincia, Fiorenzo Bongiasca – Una cosa irrealizzabile. La mia proposta resta la stessa: fare il possibile. E dove non arriviamo, integrare con la didattica a distanza, sulla cui distribuzione decideranno le autorità scolastiche». Proprio quello che il provveditore (e le famiglie) vorrebbe scongiurare. «Le risorse sono poche – aggiunge Bongiasca – I noleggiatori privati di pullman hanno dato un’eventuale disponibilità, ma chi paga?».

Giovanni Riccardi, segretario della Filt Cgil di Como, aggiunge alla discussione un altro elemento problematico. «Non si può pensare di trasportare sui bus soltanto gli studenti. Ci sono anche i lavoratori e i cittadini che si spostano da un punto all’altro della città o del territorio».
Il rischio, fa capire il sindacalista, è di innescare una vera e propria “guerra” tra utenti. «Abbiamo chiesto un incontro urgente con il prefetto per parlare della questione – dice Riccardi – chi regolerà la salita sugli autobus nei punti di interscambio e in quelli di maggiore affollamento? Non può certo essere il singolo autista a farlo. La tensione potrebbe diventare insostenibile. Servono regole e servono persone che facciano tutto questo», conclude il sindacalista.

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