Scuola, il flop della “call” veloce: a Como assegnate tre sole cattedre

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Il reclutamento straordinario dei professori di ruolo (provenienti da un’altra regione) con “chiamata veloce” è fallito. In Lombardia i posti assegnati sono stati soltanto 56 a fronte di una disponibilità enorme di cattedre, oltre 15mila. A Como i docenti che hanno giocato la carta della chiamata veloce sono stati 3. Un’inezia, che fa comprendere la sostanziale disfatta di questa iniziativa.
Secondo Gerardo Salvo, segretario della Uil Scuola di Como, «due sono i fattori che hanno determinato il flop della chiamata veloce. Il primo riguarda le classi di concorso»: molti posti riguardavano materie scientifiche per le quali mancano proprio i docenti; «il secondo – dice ancora Salvo – è legato al vincolo dei 5 anni che ha sconsigliato molte persone a fare domanda». L’immissione in ruolo diretta impedisce ai nuovi professori di chiedere trasferimento o assegnazione provvisoria per i primi 5 anni. Una condizione probabilmente necessaria per evitare una “fuga” immediata dalla cattedra, ma anche molto penalizzante.
«A questo – dice ancora Salvo – va aggiunto che la norma non è stata pubblicizzata bene, che i posti disponibili sono stati messi fuori in ritardo e che certe operazioni non si possono fare ad agosto, quando la gente è in ferie».
In ogni caso, per il segretario della Uil Scuola di Como, si è trattato di «un’occasione persa: potevamo stabilizzare moltissime persone e invece ci ritroviamo a gestire il solito problema delle cattedre vuote a inizio anno». Sì, perché soltanto nella provincia lariana le cattedre scoperte saranno almeno 400. In alcune situazioni si parte con metà del corpo docente ancora da nominare. Al liceo “Ezio Vanoni” di Menaggio, il primo settembre, di fronte al nuovo preside, il marchigiano Silvio Catalini, erano presenti 63 insegnanti su 120.
«Siamo molto preoccupati – conclude Salvo – le nuove graduatorie non sono partite e le scuole non hanno personale. Il 14 molte molte aule saranno senza insegnanti e avremo grosse difficoltà a riprendere le lezioni».
Monica Manfredini, segretaria generale della Cisl Scuola della Lombardia, sottolinea però come «la difficile situazione che vivono gli istituti scolastici nella regione non sia stata provocata dal Covid: piuttosto si trascina da anni. Offriamo il maggior numero di posti ma pochi entrano in ruolo. Per le cattedre della media inferiore e delle materie scientifiche mancano addirittura i candidati. Certo, dalla “call” veloce ci si aspettava risultati migliori, ma nessuno poteva pensare che tutto sarebbe andato a posto come per magia. Anche i concorsi, ordinario e straordinario, non sono ancora partiti».
La «fotografia» scattata da Manfredini è particolarmente buia. «Abbiamo un numero incredibile di posti vuoti vacanti, lunedì prossimo riaprono le scuole dell’infanzia e i molti posti vuoti saranno coperti con contratti a tempo determinato».
Ancora una volta, la scuola della Lombardia sarà una scuola di supplenti. «La professione docente non è più appetibile – dice Manfredini – la passione non basta, serve agire sul salario. Diversamente, non risolveremo mai il grande problema della scopertura delle materie scientifiche». Chi si laurea in matematica, ingegneria, chimica o fisica rivolge le sue speranze lontano dalle aule. «È un fatto che da troppo tempo nessuno prende in considerazione nel modo dovuto», conclude Manfredini.

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