Scuola, politica e giochetti ideologici

opinioni e commenti di agostino clerici

di Agostino Clerici

Sui corpi ancora vivi delle notizie – che già hanno rivestito i fatti – piombano i due avvoltoi della politica e della Rete, spesso uniti da una insana alleanza. Succede sempre più spesso e la campagna elettorale (quando mai se ne è fuori?) è un incentivo aggravante. Prendiamo il caso della professoressa palermitana Rosa Maria Dell’Aria, sospesa dall’insegnamento per due settimane (con dimezzamento dello stipendio) perché non avrebbe «vigilato» sul lavoro di alcuni studenti di 14 anni, i quali, in occasione della Giornata della memoria, avevano presentato un video in cui accostavano la promulgazione delle leggi razziali del 1938 al decreto sicurezza del ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Cominciamo con lo sgombrare il terreno da un equivoco: la libertà d’opinione non c’entra nulla. Qui in gioco c’è una scuola – l’Istituto Industriale Vittorio Emanuele III di Palermo – in cui lodevolmente si è deciso di riflettere su un periodo storico ben preciso, producendo un elaborato scritto e un video a slides. Una di queste si è avventurata in un parallelismo fra due provvedimenti distanti 80 anni l’uno dall’altro, in contesti storici profondamente diversi, difficilmente paragonabili tra di loro, se non con una lettura – tra un fatto storico e un fatto di cronaca – inficiata da un potente filtro ideologico.

Purtroppo tale filtro è abbondantemente utilizzato da politici scaltri, che si servono di pagine drammatiche della storia per gettare fango sugli avversari. È la politica delle etichette infamanti, che sta imperversando in questo frangente della dialettica tra partiti, tornata ad essere crudamente litigiosa e ideologica. Nessuno è obbligato ad essere d’accordo con il decreto sicurezza promulgato dall’attuale Governo, ma l’opposizione al provvedimento si fa sui suoi contenuti e non su improbabili accostamenti storici, che hanno l’unico scopo di far passare a priori l’idea che quell’atto è «fascista» e quindi abominevole.

La politica manichea del bianco e nero, tra l’altro, è profondamente disumana, perché impedisce quelle sfumature che in un’arte del possibile – come è la politica – sono fondamentali ai fini di un rispettoso dibattito democratico. Chi, dunque, dagli scranni della politica e utilizzando astutamente anche gli strumenti della Rete, ha operato un avvicinamento tra le leggi razziali del 1938 e il decreto sicurezza del 2018, ha prodotto prima di tutto un danno pedagogico e culturale su dei quattordicenni che stanno imparando la storia e devono essere aiutati a leggere la cronaca e, quindi, non possono avere la pretesa di formulare opinioni se non con grande umiltà.

Ecco, mi pare che dalla cattedra della scuola non avrebbe dovuto arrivare nessuna censura in una sorta di «deriva autoritaria» paventata dagli studenti stessi. Ma un invito alla prudenza, un’esortazione all’umiltà, magari a sospendere giudizi così avventati tra «ieri» e «oggi», questo sì. Non sappiamo se la professoressa, avendone la possibilità, l’abbia fatto. Ma un appello ai giovanissimi studenti ce la sentiamo di farlo. Certi giochetti ideologici lasciateli ai politici, che hanno l’urgenza di raggranellare qualche voto. Voi, invece, usate tutto il tempo prezioso della vostra giovinezza per studiare e approfondire e solo così diventare davvero grandi nel vostro spirito critico.

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