Scuola: ricambia tutto, è scontro politico: le superiori riapriranno (forse) lunedì

studenti scuola

Lunedì notte la beffa. Presidi, studenti e famiglie pronti, tra mille difficoltà, a ripartire con una vita “normale” e con i ragazzi in classe, si sono trovati ancora una volta spiazzati e fermi al palo. Il ritorno a scuola slitta infatti all’11 gennaio. Così è emerso dall’ultimo acceso Consiglio dei Ministri dove si è deciso di rinviare di qualche giorno il ritorno in aula per gli studenti delle superiori. Domani intanto varcheranno i cancelli delle scuole i ragazzi delle elementari e delle medie. E questa retromarcia, seppur giustificata dai numeri dell’epidemia, ha fatto deflagrare un scontro politico a tutti i livelli.
«Mi pare una follia. È l’ennesima dimostrazione che il Governo non sa come muoversi – dice l’onorevole di Fratelli d’Italia, Alessio Butti – Dovevano agire con tempestività, rendersi conto dell’impossibilità di riaprire e avvisare per tempo invece di far piombare tutti nel caos. E poi l’11 gennaio cosa succederà? Siamo sicuri che si arriverà a una riapertura? E con che percentuali in presenza?». Un fiume in piena che sottolinea anche un altro elemento. «Invece di spendere centinaia di milioni di euro in banchi con le rotelle perché non si è investito nei trasporti, vero nodo cruciale dell’ipotetica riapertura?», chiude Butti. Altrettanto veemente il commento dell’onorevole ed ex ministro della Lega Alessandra Locatelli. «Le regioni e i comuni hanno affrontato il tema della riapertura più volte con prefetti, referenti dei trasporti e provveditori, lavorando sulle questioni pratiche e organizzative, ma l’incertezza e l’approccio superficiale del governo rischiano di rendere vani tutti gli sforzi fatti. Se il governo non è in grado di farlo, non dovrebbe scegliere date a caso, rischiando la salute e la sicurezza dei cittadini, o facendo promesse che non è in grado di mantenere – spiega Locatelli – Abbiamo capito che Conte e il ministro Azzolina non sono in grado di pianificare, programmare e pensare al futuro». Decisamente differente il parere della deputata del Pd Chiara Braga. «Ritengo, pur capendo le difficoltà dei presidi così come quelle delle famiglie e soprattutto dei ragazzi, che i dati del contagio debbano essere la priorità. Sono purtroppo i numeri del virus a dover guidare le scelte del Governo anche se all’ultimo si deve fare un passo indietro – spiega Chiara Braga – Occorre la massima prudenza e un monitoraggio costante. Inutile ripartire e poi magari tra due giorni dover nuovamente chiudere».
«Siamo alla confusione totale – dice il deputato della Lega Nicola Molteni – Il Governo è diviso, le regioni procedono per conto proprio. Tutto ciò è sinonimo di confusione e incertezza da parte di chi di governa. Il Paese è diviso. Non funziona il sistema di tracciamento, dei tamponi e dei trasporti. E a pagare sono sempre i ragazzi. La riapertura delle scuole è fondamentale per la tenuta della società e per il bene dei ragazzi e delle loro famiglie, ma va affrontato con maggior serietà e responsabilità».
L’ultima voce è quella del deputato del Movimento 5 Stelle, Giovanni Currò. «Non è la politica che definisce la riapertura della scuola ma i dati, i numeri e le valutazioni del Comitato scientifico e degli esperti – spiega Currò – inutile voler fare polemiche a tutti i costi. Ecco allora che la decisione adottata non deve essere oggetto di dispute inutili. Tutto quanto viene deciso e messo in campo è stabilito innanzitutto per la sicurezza dei cittadini. Il caos scuola non esiste, vanno guardati i numeri». Nel pomeriggio di ieri è poi arrivata una nota del direttore generale dell’Ufficio regionale scolastico, Augusta Celada. «Secondo quanto comunicato dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, è stata decisa la nuova data di ripresa delle attività didattiche, in presenza, per le scuole secondarie superiori. Nella nostra regione, il lavoro del mondo della scuola è stato intenso anche solo se si pensi alla complessità che i territori lombardi ci offrono. Come è noto il coordinamento delle operazioni è stato delle prefetture con le quali c’è stata grande collaborazione. Dai Tavoli prefettizi sono scaturiti diversi modelli organizzativi: a Como sono previste due fasce orarie d’entrata, alle 8 e alle 10, dal lunedì al venerdì con un’entrata degli studenti per ogni fascia rispettivamente del 25% mentre, il sabato sarà prevista un’unica fascia di entrata alle 8 che coinvolgerà il 50% degli studenti delle superiori».

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