Scuole cattoliche, richiesta d’aiuto in diretta Facebook

Il Collegio Gallio di Como

Le scuole, grandi dimenticate – dice qualcuno – ai tempi della pandemia, vivono situazioni diverse tra loro. Elementari, medie e superiori hanno affrontato l’obbligo dell’insegnamento a distanza, virtuale, ciascuno portandosi appresso la propria storia e le proprie caratteristiche. Per i ragazzi sarà sicuramente un anno indimenticabile, sotto tutti i punti di vista. Per molte scuole, in particolare quelle paritarie, rischia invece di essere un anno terribile.
È in discussione che cosa succederà a queste scuole con il nuovo anno scolastico. E non è ancora chiaro quale potrà essere il sostegno dello Stato a questi istituti, che senza rette e senza alunni frequentanti rischiano ovviamente di chiudere.
C’è ancora un futuro, dopo la crisi collegata all’emergenza Covid-19, per le scuole paritarie italiane, dove oggi studiano quasi 600mila ragazzi? Le scuole cattoliche sono parte fondamentale di questo universo formativo. In provincia di Como, ci sono nuclei prestigiosi del mondo dell’educazione privata. Basti pensare al pontificio Collegio Gallio, nella foto, attivo dal 1583. «Ci occupiamo della crescita personale dei ragazzi, non solo di fornire loro un alto livello formativo. Non abbiamo intenzione di interrompere il nostro percorso, abbiamo bisogno di un sostegno concreto», dice il rettore del Gallio, padre Giovanni Benaglia.
Che fare, allora? Assieme all’Istituto Santa Marta, all’Istituto San Carpoforo e al Collegio Santa Chiara, il Collegio Gallio ha deciso di raccontare alla città la situazione delle scuole cattoliche paritarie. Oggi, alle 18, una diretta Facebook sulla pagina del Collegio Santa Chiara metterà a confronto tante personalità del mondo scolastico sul tema dell’educazione cattolica. «Vogliamo far sentire la nostra voce, uniti, in modo che il nostro disagio sia finalmente evidente a tutti, non soltanto agli addetti ai lavori – dicono i responsabili dei quattro istituti – Il valore educativo, il senso di comunità che le nostre scuole sono in grado di offrire ai bambini, ai ragazzi e alle loro famiglie, vanno ben oltre l’attività formativa. Non faremo scioperi, non alzeremo la voce. Ci metteremo invece la faccia, perché non siamo invisibili».

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