Scuole chiuse in città per la neve, polemica a Palazzo. Opposizioni all’attacco

Neve del 1° febbraio 2019 via Milano

La decisione di chiudere le scuole della provincia a macchia di leopardo, con da una parte Villa Saporiti, che ha deciso per tutti gli istituti superiori e dall’altra, la piena libertà concessa ai sindaci dalla Prefettura, ha scatenato più di un mal di pancia, anche a livello politico.
Le principali polemiche sono arrivate a Palazzo Cernezzi. La viabilità del centro, ieri, non ha subìto pesanti disagi per la neve. Ben diverso il discorso per la periferia. Il sindaco di Como, Mario Landriscina, ha spiegato con una lunga nota la decisione di chiudere le scuole «derivata dall’analisi approfondita di una serie di condizioni», scrive. Poi ha elencato i possibili problemi per il trasporto pubblico, la possibilità di chiusura della dogana merci, le difficoltà che ci sarebbero state per il trasporto dei pasti per le mense. Una scelta presa «nella consapevolezza del potenziale disagio per alcune famiglie», ma «necessaria» per la «gestione del traffico». Così, mentre sui social c’è chi fa notare che al nido, all’asilo, alle elementari e alle medie, praticamente nessuno va in autobus, e che i genitori, 99 nove volte su 100 scelgono la scuola del quartiere di residenza, raggiungibile per una volta anche a piedi, le minoranze vanno all’attacco.
«Mi sembrano provvedimenti più consoni ad altre latitudini – dice Alessandro Rapinese, capogruppo di Rapinese Sindaco – Credo che nel chiudere le scuole siano più i malefici per la cittadinanza che non i benefici».
«Chissà come faranno a sopravvivere i Paesi del Nord Europa della Scandinavia su fin all’Islanda e alla Groenlandia? Passando per la Russia, la Bielorussia e per i Paesi baltici? Staranno chiusi e bloccati e fermi fino a giugno?» dice Elisabetta Patelli portavoce dei Verdi.
«Se il Comune di Como, ampiamente consapevole del maltempo incombente, non fa prevenzione, poi succede come stamattina, la città rimane “imballata” e per forza bisogna chiudere le scuole perché sono irraggiungibili», commentano Gabriele Guarisco consigliere comunale e Tommaso Legnani segretario cittadino del Pd.
«La comunicazione alle famiglie è stata poco tempestiva», aggiungono.
«A posteriori siamo tutti bravi a dire “noi avremmo fatto diversamente”, ma prendere decisioni non è mai semplice – commenta Vittorio Nessi per Svolta Civica – Specie dopo una circolare prefettizia in cui un certo allarmismo lasciava i sindaci nella spiacevole condizione di decidere il da farsi, ognuno a modo proprio. Va detto, che a Como una maggiore tempestività nel prendere la decisione e un migliore coordinamento, quantomeno con i Comuni della cintura (che hanno lasciato le scuole aperte ndr), potevano esserci».
«Certo, le previsioni meteorologiche potevano preoccupare – aggiunge Fabio Aleotti, capogruppo dei Cinque Stelle – ma ricordo che quando ero giovane io si andava a scuola lo stesso. Anche questo è sintomo di una società sempre più apprensiva e forse troppo protettiva», conclude.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.