Scuole chiuse, ritorna la didattica a distanza. Presidi e studenti ormai abituati ma sempre più stanchi

Studenti Como

Classi vuote e computer accesi in ogni casa, con buona pace dei genitori in smart working.
Da oggi scatta la zona arancione rinforzato e le scuole, come da ordinanza regionale, si svuotano. E se la Dad ormai è pratica nota, ciò che preoccupa maggiormente docenti e studenti è l’incertezza continua e psicologicamente logorante di questo secondo anno scolastico in compagnia del Covid. E così ieri mattina, prima di dare nuovamente addio, si spera temporaneamente, alla vita di classe e ai contatti diretti con compagni e insegnanti, seppur protetti da mascherine, c’è chi ha ceduto alle richieste degli studenti.
Una professoressa del liceo Giovio, come ha raccontato su Facebook, vista la bella giornata ha svolto la lezione all’aperto. «Poiché da domani (oggi, ndr) si torna in Dad – ha scritto – la giornata è meravigliosa e gli alunni insistono per fare lezione all’aperto, presa dallo sfinimento acconsento e conduco la classe in cortile, nel campo da basket, con il libro di grammatica per lavorare sulle subordinate finali e consecutive, nel rispetto del distanziamento e delle misure di sicurezza».
Tutti gli istituti, tranne gli asili nido, rimarranno sbarrati fino al prossimo 10 marzo, data in cui si verificherà l’andamento del contagio e si deciderà come agire.
«Regna lo sconcerto. Forse, mi sembra di poter dire, la decisione è arrivata anche in ritardo visti i numeri dei contagi in crescita – dice il dirigente del liceo “Paolo Giovio” di Como Nicola D’Antonio – Speriamo che si tratti solo di pochi giorni e che poi si possa tornare in classe».
Il sistema di insegnamento a distanza comunque è pronto. «Siamo attrezzati e rodati da tutti i mesi precedenti, quindi riprenderemo le lezioni a distanza senza problemi se non quello di non essere in presenza – spiega il preside – Gli studenti in arrivo da fuori provincia, ne abbiamo alcuni dalla Svizzera, non potranno più raggiungerci: in precedenza la scuola rilasciava loro un permesso da esibire al confine ma adesso, ovviamente, rimangono a casa».
Un argomento ritenuto decisivo è quello dei vaccini. «L’unica soluzione è iniziare il prima possibile anche la vaccinazione di docenti e personale scolastico così da rendere i luoghi più sicuri. Ma ad oggi a noi non è arrivata ancora nessuna comunicazione ufficiale sull’avvio della campagna nelle scuole», conclude D’Antonio.
«Sul fronte delle vaccinazioni noi siamo ovviamente pronti ma nessuna convocazione è arrivata a me e, per quello che so, ai miei colleghi – afferma Domenico Foderaro, preside dell’Istituto professionale “Pessina” – Sul fronte della Dad spiace per i ragazzi ma ci toccherà stringere ancora i denti e affrontare questo ennesimo capitolo della lotta al Covid sperando solo che duri pochi giorni e che alla scadenza di questo periodo la situazione consenta di tornare a vederci in classe, sempre con le misure di sicurezza necessarie».
Ieri sera, va precisato, la Regione ha annunciato che la campagna vaccinale riservata al personale scolastico inizierà lunedì 8 marzo e dovrebbe durare 5 settimane.
Come detto, la serrata delle scuole coinvolge gli istituti di ogni ordine e grado, dunque anche le scuole dell’infanzia, le elementari e le medie. Ovvero altre migliaia di bambini, in età molto più piccola dei ragazzi delle superiori, che da oggi rimarranno a casa con tutti i problemi connessi alla loro gestione da parte dei genitori.
«È una situazione difficile e molto gravosa da dover amministrare. Sia da parte nostra che delle famiglie – dice la dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Como Prestino-Breccia, Simona Convenga – Penso sia ai ragazzi che rimarranno a casa sia ai piccoli che magari hanno dei problemi e per i quali è prevista la possibilità di venire a scuola». Il testo dell’ordinanza infatti recita che «resta salva la possibilità di svolgere attività in presenza in ragione di mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali». Una concessione che in ogni caso «avrà effetti negativi. Pensi alla solitudine di un ragazzo che ha bisogno di maggiori attenzioni degli altri e quindi si troverà in un scuola deserta – aggiunge la dirigente – In molti magari si troveranno ad avere un istituto aperto, completamente vuoto se non per la presenza di tre o quattro bimbi con bisogni educativi speciali che non potranno che essere ancor più spaesati. Insomma, da qualunque parte la si voglia guardare, è una situazione incredibile». Nell’istituto comprensivo Como Prestino-Breccia sono circa mille gli alunni che da oggi rimarranno a casa.
Trasporto pubblico ridotto
Asf intanto, vista la chiusura delle scuole, fa sapere che la modifica agli orari verrà differenziata fra rete urbana ed extraurbana per andare incontro alle differenti esigenze di utenti e delle zone servite. «Sulla rete urbana verrà adottato l’orario non scolastico, che prevede un numero di corse inferiore solo del 6% rispetto a quelle attuali, garantendo comunque il servizio su tutte le fasce orarie – spiega l’azienda – Per la rete extraurbana invece rimarrà in vigore l’orario scolastico, ma con una riduzione selettiva delle corse, in linea con quanto fatto per il servizio urbano, in modo da renderle adeguate alle specificità dei territori».

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