SCUOLE CHIUSE. SOLUZIONE CERCASI

di ENZO ROMANO

Il dilemma delle famiglie
Le scuole sono finite. Un problema in più assilla molte famiglie. «Dove mettiamo il piccolo?», si chiedono mamme e papà che devono lavorare.
Non è questione di poco conto. Il problema esiste da sempre, ma è oggi più che mai incombente in considerazione del fatto che ben poche sono le mamme che possono permettersi di fare solo le mamme.
La soluzione principe, a costo zero e tasso di sicurezza altissimo, è la disponibilità dei nonni. Purtroppo non sempre è possibile e non già

per cattiva volontà degli interessati. Anzitutto perché non è detto che i nonni ci siano. Inoltre, ammesso che ci siano, devono essere in buona forma fisica perché oggi stare al passo di un indemoniato “nipotino” non è impresa da poco. La tendenza ad allungare sempre più il pensionamento fa sì che di nonni “giovani” si stia progressivamente perdendo le tracce.
La seconda soluzione è l’oratorio. Però anche i preti non possono fare miracoli, affidare loro i figli per intere giornate è difficile esercizio di responsabilità da parte dei genitori. Dal salone con i giochi o dal campo di calcio alla strada il passo è breve.
La terza soluzione è affidarsi al senso di responsabilità dei ragazzi. Tuttavia ben sanno i genitori quanto sia difficile stare tranquilli sapendo che il figliolo è a casa da solo.
La quarta soluzione è la baby sitter, ma costa caro e trovare quella giusta non è facile.
La quinta soluzione, la più logica, “sarebbe” quella di affidare i propri figli alla scuola che frequentano anche durante le vacanze. Quel condizionale, “sarebbe”, spiega che purtroppo questa soluzione non esiste perché le scuole durante le vacanze estive sono rigorosamente chiuse ai ragazzi. È, questo fatto, assurdo e illogico, un vero e proprio “nonsenso”. A scuola i ragazzi devono poterci andare anche d’estate. Anche solo per avere un luogo dove incontrarsi, organizzare attività sportive, culturali e ricreative.
L’idea di tenere le scuole aperte d’estate non sembra però neppure sfiorare le menti di coloro che dovrebbero avere a cuore l’educazione dei giovani. Par di sentirlo il coro di critiche: «Non è possibile, non ci sono i soldi per pagare maestri, professori e bidelli».
La mancanza di soldi è però una buona ragione solo per chi non capisce che una buona scuola è il miglior investimento per qualsiasi società. Una scuola che abbandona, letteralmente abbandona, i suoi ragazzi per quasi tre mesi non può definirsi buona. E neppure educatori possono definirsi coloro che condizionano l’educazione dei giovani alla disponibilità di cassa.
Altro che tagli. Ci vorrebbe il coraggio, neppure poi tanto, di ribadire la centralità della scuola nell’agenda programmatica di ogni governo e comportarsi di conseguenza. Le scuole aperte durante le vacanze sarebbero una parziale, ma apprezzata, risposta alle difficoltà di moltissimi genitori che non sanno a che santo votarsi per sentirsi tranquilli e rassicurati quando escono di casa lasciando il rampollo abbandonato a se stesso. Credo che i genitori neppure respingerebbero l’idea di contribuire parzialmente al costo dell’impresa.
Scuole aperte d’estate significherebbe (eccolo il solito condizionale) oltre che regalare tranquillità a mamme e papà, migliorare l’educazione dei figli e offrire opportunità di lavoro per i troppi docenti a spasso. La realizzazione di anche uno solo di questi obiettivi giustificherebbe ampiamente l’impegno.

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