Scuole comasche, il 40% dei docenti è precario

Contagi non avvengono a scuola;senza

Il 40% dei docenti comaschi è precario. E dovrà fare il “concorsone” annunciato dal ministro Lucia Azzolina, nella foto, per avere, finalmente, una cattedra. Questo 40% di insegnanti senza certezze si muoverà, tutto insieme, alla fine di questo mese in direzione dei vari luoghi in cui sono stati fissati gli esami. Il risultato sarà lo svuotamento delle classi.
«I ragazzi rischiano di rimanere soli per giorni e giorni», ha denunciato ieri il sindacato della scuola nell’incontro convocato in Prefettura. Descrivendo una situazione a tutti «ben nota» e che «si sarebbe potuta evitare».
Gerardo Salvo, segretario della Uil Scuola di Como, spiega come nell’incontro in Prefettura siano state illustrate «tutte le ragioni della nostra contrarietà a questo maxi-concorso di fine ottobre, inizio novembre», a partire dalla «situazione davvero particolare che riguarda Como. Noi abbiamo un numero di precari altissimo, superiore al 40%. Questi insegnanti saranno costretti a fare il concorso e svuoteranno quindi le loro classi senza che nessuno, ovviamente, possa sostituirli o prenderne momentaneamente il posto».
Il sindacato contesta che si voglia sottoporre a un esame chi insegna da un decennio. «Non dare loro l’idoneità sarebbe assurdo – insiste Salvo, che poi solleva un altro problema, sempre comasco – Ci sono sei scuole del territorio nelle quali è previsto lo svolgimento del concorso in materie tecniche. I candidati annunciati sono circa 300. Nessuno sa dove saranno collocati, dato che il concorso si svolgerà senza interruzione dell’attività didattica».
Le sei scuole sono il Setificio, il “Volta”, il Pessina, la Magistri, Como Centro e l’Itc di Mariano Comense. «Ci siamo chiesti in che modo sarà garantita la sicurezza di tutti; allievi, docenti, personale e concorrenti – insiste Salvo – e abbiamo fatto presente che non abbiamo un interlocutore con cui confrontarci. Dal 1° settembre il provveditore è infatti andato in pensione e nessuno è stato nominato al suo posto».
Angelo Cassani, segretario dello Snals Confsal, snocciola qualche altro dato che aiuta a ricomporre in maniera più chiara e precisa la «situazione pesante» in cui si dibatte la scuola di Como. «Le graduatorie provinciali sono ormai esaurite e le rinunce sono state moltissime – dice Cassani – le ultime nomine risalgono a tre giorni fa e a oltre un mese dall’inizio delle lezioni ci sono ancora cattedre scoperte. Sono poche, certo, ma stiamo parlando pur sempre di qualcosa che avrebbe dovuto essere completato all’inizio di settembre». Ormai si ricorre sistematicamente alle cosiddette “Mad” (le «messe a disposizione») mentre una gran parte dei «posti Covid» – l’organico aggiuntivo che il ministero ha assegnato per affrontare l’emergenza pandemica – è tuttora scoperta.
«A Como – dice Cassani – spettano 224 collaboratori scolastici, 199 insegnanti nella scuola dell’infanzia, 48 nella scuola primaria, 9 in quella media inferiore e 27 alle superiori». Ma quasi nessuno accetta, soprattutto perché il posto è a termine. Finita la pandemia, si torna a casa. Senza lavoro.

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