Cronaca

Scuole comasche non troppo sicure, servono più soldi

altIl rapporto 2012 del Collegio dei dirigenti indica le criticità strutturali sul Lario

 

(da.c.) La scuola comasca? Fortemente femminilizzata e non troppo sicura sul piano delle strutture.
Sono questi i due dati più significativi che emergono da un lungo rapporto pubblicato online sul sito del Provveditorato lariano e relativo alle «crucialità» – così vengono definite nel testo – dell’istruzione pubblica nella nostra provincia nel 2012.
In realtà, la lettura del rapporto non è scorrevolissima. Il linguaggio burocratizzato e i lemmi tecnici utilizzati per la stesura del documento non facilitano la comprensione.
Tra «proazioni» e «servizi educazionali», la relazione

si addentra in alcune questioni irrisolte, a partire dalle «disfunzioni» degli uffici, il cui arretrato nell’evasione delle pratiche (ne restano circa 400) è diventato un gigantesco problema, stante la riduzione progressiva del personale. Il rapporto parla infatti di «grave debolezza organizzativa» e auspica la «revisione forte» di un organigramma evidentemente non più in grado di rispondere alle richieste provenienti dai vari istituti scolastici disseminati sul territorio.
La sicurezza
L’intero sistema della pubblica istruzione comasca, si legge ancora, è impegnato da tempo «in un monitoraggio» delle «condizioni edilizie». Detto in altri termini, verifica costantemente le condizioni strutturali in cui si muovono studenti e professori. Particolarmente interessanti, in questo senso, sono gli indici di affollamento connessi alle vie di fuga. «Il patrimonio edilizio statale nella provincia risulta complessivamente a livelli generalmente adeguati per sicurezza e funzionalità», scrivono i tecnici del Provveditorato. Ma i grafici specificamente riferiti al 2012 «rappresentano una situazione relativamente confortante per il patrimonio del secondo ciclo, ma non altrettanto per il primo ciclo». Tanto per intendersi, nelle scuole dell’infanzia, la metà delle porte ha un’ampiezza inferiore ai 120 cm, così come si ricava dai grafici pubblicati nel rapporto. Percentuale che nelle scuole primarie e secondarie di primo grado sale al 57%. Un terzo degli stessi istituti non ha poi le porte antipanico, ma conserva le vecchie uscite con l’apertura in senso opposto alla via di fuga.
Il punto è che questa situazione – così almeno pare di capire leggendo il documento – non ha una soluzione immediata. I dati, infatti, «direttamente acquisiti da ogni scuola vanno verificati con gli enti proprietari e, nel tempo, analiticamente pubblicati al fine di individuare le principali concentrazioni di bisogno e di intervento per la messa a norma, nell’attuale condizione di difficoltà economica, di tutte le pubbliche amministrazioni».
La traduzione dal burocratese è più semplice: non ci sono soldi. Né nelle tasche del ministero né in quelle di Comuni e Provincia. Ragione per cui, pur avendo ben chiara la situazione, poco o nulla si può fare.
Donne in cattedra
Una delle parti più interessanti del rapporto del Collegio provinciale dei dirigenti scolastici è certamente quella relativa al profilo del docente lariano. Un profilo decisamente femminile.
Complessivamente, infatti, le insegnanti sono in numero preponderante rispetto ai colleghi maschi: 4.481 contro 706, vale a dire l’86,38%. Sfatata invece la tesi della meridionalizzazione del corpo docente.
In cattedra nelle scuole pubbliche del Lario ci sono infatti 2.394 comaschi e altri 854 lombardi, mentre i professori nati al Sud o nelle Isole sono 1.364, poco più del 26% del totale.

27 marzo 2013

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