Scuole comasche, raddoppiano gli accorpamenti

L’istruzione del futuro
Adria Bartolich: «Non possiamo tagliare solo noi, anche Milano faccia la sua parte»
«La scuola comasca rischia ancora una volta di pagare un prezzo più alto rispetto a quello di altri territori, meno virtuosi».
L’allarme arriva da Adria Bartolich, segretario della Cisl Scuola di Como, dopo il primo vertice in Regione sulla razionalizzazione della scuola.
Il ministero dell’Istruzione vuole accorpare gli istituti, dal punto di vista amministrativo, per creare scuole con almeno mille studenti. L’esigenza nasce dal fatto che in alcune zone d’Italia ci sono troppe dirigenze in rapporto agli alunni. Presidi che, in sostanza, si trovano a gestire un esiguo numero di studenti.
Ecco perché scatteranno gli accorpamenti. La provincia di Como, però, è virtuosa: sul Lario esistono 56 istituti comprensivi. Secondo il ministero, dovrebbero – in relazione al numero di alunni – essercene 59. Tre in più. Molto meno virtuosa è Milano, che secondo gli standard di viale Trastevere dovrebbe avere 42 istituti in meno. Questo, in teoria. Per poter procedere con la razionalizzazione, le Regioni hanno chiesto alle Province di raccogliere l’elenco dei possibili accorpamenti: il ministero chiedeva per la Lombardia 24 istituti comprensivi in meno. Le Province lombarde hanno proposto circa 50 accorpamenti. Hanno, cioè, previsto tagli ancor più pesanti di quelli richiesti dal ministero.
Esempio di “tafazzismo”? Eccesso di zelo? «L’assessore regionale Gianni Rossoni ha invitato alla prudenza – spiega la Bartolich – e noi siamo d’accordo. La Lombardia ha proposto tagli doppi rispetto a quanto chiesto dal ministero. Atteggiamento virtuoso, non c’è che dire. Ma aspettiamo, prima di procedere, di capire quanto taglieranno gli altri territori. Vediamo cosa proporranno ad esempio Sicilia, Campania e Calabria, le regioni con il più alto surplus di istituti comprensivi. Altrimenti, la Lombardia rischia di essere penalizzata. E di conseguenza, anche la scuola di Como».
Il conto è semplice: se il ministero deve tagliare cento, e la Lombardia da sola propone cinquanta (più di quanto dovrebbe), altre regioni – meno virtuose – potrebbero risparmiarsi molti accorpamenti. Il peso della manovra ricadrebbe sulla Lombardia, che già in passato ha razionalizzato in modo sostanzioso.
All’interno della “virtuosa” Lombardia, Como è una delle province che si distinguono perché, come detto, ha tre istituti comprensivi in meno rispetto al numero ottimale.
Nonostante questo, in Regione il Lario ha addirittura proposto quattro accorpamenti. All’opposto troviamo Napoli, che sulla carta ha 108 istituti comprensivi in più. «Non siamo contrari alle razionalizzazioni – conclude la Bartolich – ma bisogna valutare il metodo con cui si procede. In Lombardia non possiamo tagliare solo noi: anche Milano faccia la sua parte, visto che ha tutte scuole a tempo pieno e direzioni didattiche disseminate in centro città. Ma visto che la giunta si è appena insediata, ha detto che non toccherà l’assetto scolastico. Alcune amministrazioni non mettono mano agli istituti perché si sono appena insediate, altre perché sono in campagna elettorale. L’importante – conclude la responsabile della Cisl Scuola – è che a pagare non sia solo Como».

Andrea Bambace

Nella foto:
Accorpamenti scolastici in vista sul Lario, come chiesto dal ministero

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