SCUOLE E GENITORI SERVE PIÙ CHIAREZZA

di RENZO ROMANO

La polemica sui contributi volontari
Che cosa chiedono le famiglie alla scuola che hanno scelto insieme con i loro figli?
Essenzialmente tre cose: un progetto educativo e formativo di alto livello, un ambiente sicuro in termini di strutture e attrezzature, chiarezza nel rapporto con genitori e studenti.
Primo, il progetto educativo. Un giudizio positivo è pienamente giustificato: tutti gli istituti superiori della nostra provincia raggiungono buoni livelli testimoniati dalla soddisfazione degli utenti e dai risultati talvolta

di eccellenza nel confronto con realtà scolastiche di altri territori. I licei, in particolare lo scientifico, sono i preferiti perché appaiono alle famiglie un sicuro investimento sul futuro sia pure non immediato. Gli istituti tecnici, forse, meriterebbero maggiore attenzione per l’eccellenza di una preparazione professionale e culturale che permette di scegliere tra un’immediato inserimento nel mondo del lavoro e il proseguimento degli studi a livello universitario.
In secondo luogo c’è la sicurezza. Purtroppo sono molte le strutture scolastiche vetuste che, per quanto monitorate con frequenza per individuarne le carenze, non offrono tutte le garanzie necessarie. Non giova alla soluzione del problema la divisione di compiti tra Comuni e Province, rispettivamente responsabili delle scuole medie ed elementari e degli istituti superiori.
Un’unica “mente” decisionale sarebbe certamente più attenta e tempestiva negli interventi, avendo una visione completa di tutte le necessità. Ma non sono solo le condizioni degli edifici scolastici a preoccupare in fatto di sicurezza. I recenti tagli al personale docente e non docente hanno di fatto determinato un aumento del numero di studenti per classe, con conseguenze negative in termini di spazio per alunno e quindi condizioni di sicurezza.
C’è, infine, il capitolo chiarezza. Mai come in questi tempi di appannamento morale e materiale la scuola deve presentarsi come luogo di estrema trasparenza.
La famiglie devono essere informate senza possibilità di malintesi su quelli che sono i loro doveri e anche i diritti.
Sorprende – spiacevolmente – apprendere che in alcune scuole superiori comasche la richiesta di iscrizione di alcuni alunni non sia stata accolta perché le loro famiglie non avevano effettuato il cosiddetto “contributo volontario”.
Si tratta di un versamento, mediamente di circa cento euro, che le scuole chiedono ai genitori degli alunni, per poter svolgere attività connesse all’insegnamento, quali corsi di recupero e attività didattiche extrascolastiche.
Quel “volontario” che qualifica il contributo si scontra con l’assoluta necessità per gli istituti di usufruirne, tuttavia giustifica un suo eventuale rifiuto da parte di un genitore e rende assurda la decisione della scuola di non accettare l’iscrizione.
È giusto pretendere dalla scuola la massima chiarezza nell’informazione alle famiglie sulle tasse da pagare.
Nessun genitore rifiuterebbe di collaborare economicamente alla gestione della scuola frequentata dal figlio, tuttavia deve essere chiarissima la “volontarietà” del suo contributo.
Conclusione: le scuole comasche soddisfano per i “progetti educativi”, molto rimane da fare per la “sicurezza”, una maggior “chiarezza” da parte di tutti gli istituti è auspicabile.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.