Scuole periferiche a rischio chiusura. I sindacati: un futuro con più precari e meno risorse

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La decrescita demografica, ma anche il problema degli organici, “ridotti” ulteriormente dalla quota 100. I sindacati della scuola sono alle prese con un’estate difficile.
«Il calo demografico è un fenomeno che parte da lontano, presto o tardi si sarebbe dovuto affrontare – dice Albino Gentile , segretario generale della Cisl Scuola dei Laghi – Ormai nemmeno più gli stranieri riescono a coprire il gap e il problema ora costringe tutti a decisioni non semplici». Il riferimento è alle possibili chiusure di plessi in «zone periferiche, ad esempio le valli», dove i costi di gestione delle scuole in assenza di un numero congruo di bambini aumenteranno sino a diventare insostenibili.
Secondo Rosaria Maietta, segretaria della Flc Cgil di Como – si prospetta un futuro con meno alunni e più precari. A Como gli insegnanti che hanno scelto di andare in pensione sono molti, e anche se al momento non ci sono dati definitivi, il numero degli innesti in ruolo non coprirà sicuramente i posti disponibili». L’inizio del nuovo anno scolastico sarà quindi, forse più di prima, caratterizzato da tante «cattedre vuote, soprattutto nel settore del sostegno».
Basti pensare che a Como gli alunni che hanno diritto al sostegno sono circa 1.400, e che in tutta la Regione i posti per docenti specializzati banditi quest’anno sono soltanto 200.
«La preoccupazione è alta da qualunque punto di vista si guardi la questione – aggiunge Gerardo Salvo, segretario regionale della Uil Scuola – il Paese sta invecchiando e non ci sono più bambini. D’altronde, con 80 euro al mese di assegno familiare nessuno ce la può fare. Inoltre non arrivano più nemmeno le famiglie straniere. Chiudere le scuole significherà maggiori disagi per tanti alunni, che dovranno spostarsi, e perdita dei posti di lavoro. Uno scenario davvero pessimo».

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