Scuole riaperte in zona rossa, una scelta che fa discutere

Studenti

«Sia messo agli atti che Draghi, seguendo lo studio di Sara Gandini (le scuole sono sicure), ha deciso di riaprire le scuole, anche in zona rossa, in un momento finalmente di decrescita lenta ma dove ancora abbiamo 23mila contagi al giorno». Secondo Davide Tosi, docente e ricercatore dell’Università dell’Insubria, che da oltre un anno lavora sui numeri del contagio, con un modello che non ha ancora fallito una previsione, la decisione del governo sulle scuole è un vero azzardo.

Tosi cita poi decine di studi internazionali opposti a quello di Sara Gandini dell’Istituto europeo di Oncologia di Milano, da tempo impegnata per la scuola in presenza. «All’inizio avevo capito che si sarebbe aperto da lunedì – dice Tosi – Sarebbe stata una follia. Si parla invece di dopo Pasqua, speriamo che le curve scendano un pochino, ma davvero non vorrei che con questa mossa si buttino via tutti i sacrifici fatti da settimane. Se la curva dovesse risalire sarà pericolosissimo».

Anche perché Tosi evidenzia come l’attuale discesa sia molto più lenta della prima e seconda ondata e appena iniziata. «Non abbiamo un lockdown come l’anno scorso, quindi il virus continua a circolare – dice Tosi – I casi sono già scesi, le ospedalizzazioni rallentano, ma non i decessi, che restano superiori alla scorsa settimana».

Alla prudenza invocata da Tosi fa da contraltare chi invece vorrebbe la riapertura di tutti gli istituti, come il gruppo “A Scuola Como”, che si fa forte anche di ben due sentenze recentissime del Tar del Lazio. «Abbiamo accolto con grandissima soddisfazione la decisione del presidente del Consiglio Mario Draghi, ma ora chiediamo che il governo recepisca anche le due sentenze del Tribunale amministrativo – spiega Claudia Bellotti, referente di “A Scuola Como” – E soprattutto che non ci si dimentichi delle scuole superiori. La seconda sentenza è molto chiara» conclude Claudia Bellotti.
Il Tar del Lazio ha infatti accolto due ricorsi di comitati che fanno parte della Rete per la ripresa delle lezioni scolastiche in presenza, e chiede al Governo di riesaminare la chiusura delle scuole, anche in zona rossa. La chiusura delle scuole non sarebbe supportate da dati adeguati.
«L’interruzione della didattica in presenza ha un effetto moltiplicatore delle diseguaglianze sociali» si legge nei ricorsi.

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