Scuole Superiori, i presidi si adeguano in “corsa”

Accade in scuola formazione professionale trevigiana

Il compromesso. La scuola, dopo il susseguirsi inarrestabile di notizie negli ultimi giorni, tra l’ingresso degli studenti non prima delle 9 a cui è seguita l’ordinanza regionale che prevedeva il ricorso alla didattica a distanza al 100%, riparte con una soluzione che sta nel mezzo.

C’è chi la potrebbe definire la classica soluzione “all’italiana”, sta di fatto che da oggi scattano le direttive contenute nel nuovo Dpcm che prevedono come la didattica a distanza, nelle scuole superiori, «debba essere almeno al 75%, anche qualora le ordinanze regionali indichino un limite inferiore». A parte le mille incertezze e i salti mortali fatti nelle ultime ore dai presidi, negli istituti comaschi la situazione, salvo ulteriori colpi di scena, è per ora sotto controllo anche se tutto ciò ha provocato enorme confusione. «Abbiamo appreso e fatto nostre le nuove indicazioni – spiega Nicola D’Antonio, preside del Giovio – Anche se oggi in classe, nel nostro istituto non c’è nessuno. A noi infatti nessuno ha detto che è decaduta l’ordinanza regionale che prevede la didattica a distanza per la totalità degli studenti. Fino a nuova disposizione dunque, per noi quella indicazione rimane in vigore. Siamo però pronti a modificare il nostro assetto non appena sarà sciolto questo dubbio». In ogni caso gli istituti sono in prevalenza pronti, dopo il primo mese di scuola, ad adattarsi in corsa alle nuove indicazioni governative. «Il 75% di didattica a distanza è infatti il limite minimo richiesto. A noi il compito di modularlo in base alle esigenze e, se necessario, anche alzarlo. Ho parlato con molti colleghi e siamo allineati su questo atteggiamento. Nel nostro caso si tratterà solo di rivedere la turnazione per decidere chi e quanti potranno essere fisicamente presenti in aula. Per noi che già adottavamo la didattica mista non sarà complesso, pur muovendoci in una realtà che invece di per sé è decisamente molto difficile». Alunni presenti nei laboratori, come previsto dalle indicazioni, invece al Setificio. «Abbiamo fatto nostre le nuove disposizioni. In ogni caso, come previsto anche dall’ordinanza regionale tutt’ora in vigore, a noi è concesso organizzare la presenza dei ragazzi nei laboratori, momento cruciale per un istituto come il nostro – spiega il preside del Setificio, Roberto Peverelli – Oggi (ieri) a casa c’era il 79% dei giovani e gli altri erano in sede. A partire dai laboratori del triennio. E così andremo avanti».

Un compromesso dunque quello emerso dall’ultimo Dpcm che consente ai governatori di poter ampliare il ricorso alla Dad e alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina di salvaguardare gli studenti delle superiori dal rimanere sempre a casa. In mezzo però ci sono sempre i presidi, perennemente sul “chi va là”, e i genitori.

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