Scuole: tanta carta, poca manutenzione

opinioni e commenti di adria bartolich

di Adria Bartolich

Le nostre scuole sono frequentemente  in uno stato indecente nonostante  interventi specifici siano stati previsti già a partire dal 2013 con la Programmazione unica triennale nazionale degli interventi di edilizia scolastica. Quindi con la   specifica Task Force Edilizia Scolastica. Poi è intervenuta la  Buona scuola. Poi nel 2018 i piani triennali  per ristrutturazione e messa in sicurezza. Infine, un Accordo quadro Stato-regioni per snellire le procedure, che fissava  il 30 giugno 2019 come termine ultimo entro cui le Regioni  avrebbero dovuto aggiornare i piani d’intervento, e  la legge di bilancio per il  2019 con l’attribuzione  a Province e Regioni di un contributo dal 2019 al 2033 per i piani di sicurezza  e per la manutenzione delle scuole; da definire però attraverso un decreto del ministro dell’Interno, di concerto con il ministro dell’Economia e delle Finanze e con quello delle Infrastrutture e dei Trasporti, previa intesa in sede di Conferenza unificata (chissà perché niente Miur).

Cioè, prima di prendere una decisione, bisogna fare il giro del pianeta. Sono  anche stati  aggiornati i dati  con l’Anagrafe delle scuole che nel  suo resoconto del 2018 sentenziava: «In Italia c’è un patrimonio edilizio scolastico composto da 40.151 edifici attivi che fanno capo agli enti locali, 22.000 di questi edifici sono stati costruiti prima del 1970. Ad oggi, il 53,2% degli edifici possiede il certificato di collaudo statico (la prima norma che introduce in Italia l’obbligo del certificato di collaudo statico è del  1971; il 22,3% degli edifici senza questo certificato è costruito prima del 1970). Il 59,5% non ha quello di prevenzione incendi. Il 53,8% non ha quello di agibilità/abitabilità. Il 78,6% delle scuole ha il piano di emergenza. Il 57,5% degli edifici è dotato di accorgimenti per ridurre i consumi energetici. Le barriere architettoniche risultano rimosse nel 74,5% degli edifici».

Quindi, circa la metà degli edifici sono vecchi  e spesso non a norma. La manutenzione viene fatta male oppure addirittura non eseguita e la responsabilità per eventuali incidenti ricade tutta sui dirigenti scolastici che, non a caso, stanno manifestando  in questi giorni,  a ragione,  proprio per la revisione del T.U. 81/2008 sulla sicurezza, che li carica di responsabilità giuridiche e penali nonostante  la competenza per la manutenzione sugli stabili siano di altri, cioè degli enti locali, Comuni e Province.

Anche  su questo punto il nostro si conferma un Paese che funziona a rastrello e affronta  i  temi per competenza piuttosto che per problemi.  Tante “filiere” che non si parlano e un’attenzione focalizzata sulle procedure piuttosto che sulla sostanza. Quindi costosi corsi di formazione sulla sicurezza, niente fumo neanche nei cortili e poi tetti da rifare, infiltrazioni e umidità nelle classi, nevicate quotidiane di polvere, soffitti che crollano e pavimenti sconnessi. L’importante è che siano in ordine le carte.

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