Scure della Regione su due scuole superiori. Il “tetto” colpisce Ripamonti e Jean Monnet

altIstruzione e burocrazia
Bartolich (Cisl Laghi): «Così ci facciamo male da soli. No ai tagli con l’accetta»
La spending review colpisce anche le superiori comasche. «Ci facciamo male da soli», è il caustico commento di Adria Bartolich, segretario generale del settore scuola della Cisl dei Laghi.
La scure della Regione infatti è calata su due istituti tecnici lariani. Nell’ambito di un complesso procedimento di riorganizzazione della rete scolastica, con un’apposita deliberazione lo scorso 1° agosto il Pirellone ha infatti recepito le indicazioni del ministero dettando legge sul tetto massimo di iscritti per ogni istituto. E ha fissato in 1.750 il tetto massimo di allievi.

Chi sfora, dovrà prevedere «un piano di ridimensionamento della durata massima di tre anni». Su tale piano, prevedibilmente doloroso per le famiglie che si vedranno negare future iscrizioni e per le scuole stesse, chi dovrà mai vigilare? Le province, o almeno ciò che ne rimane. Ossia i tecnici, i funzionari, l’apparato amministrativo.
Due gli istituti coinvolti, come detto. Il primo è l’istituto “Jean Monnet” di Mariano, cui la Regione attribuisce 1.883 iscritti. Sarà un lavoro arduo operare tagli. Un po’ meno oneroso il lavoro che attende la nuova dirigente di un altro storico istituto tecnico provinciale, la “Leonardo da Vinci – Ripamonti” di Como. Gaetana Filosa, all’esordio nel ruolo di preside, a settembre dovrà arrivare a sforbiciare 46 iscritti su 1.796. Bazzecole rispetto a quanto dovrà tagliare l’istituto “Castelli Moretto” di Brescia che supera quota 2.500.
«Sono due città, quegli istituti lariani, difficili da ridimensionare – commenta Adria Bartolich – Serve più discrezione nell’applicazione di tali norme. Che tenga conto delle situazioni locali. A Mariano ad esempio è stata inglobata nel “Monnet” una sezione della Magistri Comacini. E la Ripamonti ha di recente dovuto inglobare la Leonardo». Paradossalmente, perché quest’ultima era sottodimensionata.
«Per affrontare la situazione a settembre, serve un tavolo che riunisca operatori della scuola, enti locali, sindacati e anche il mondo del lavoro, visto che si parla di istituti tecnici legati al territorio – invoca Adria Bartolich – Da quando l’ente provincia ha smesso di avere un ruolo politico, affronta temi così delicati in modo burocratico, senza consultazioni. D’altronde, anche il territorio, al tempo della spending review, vive ogni servizio, come al scuola, la pari di una rogna di cui farebbe volentieri a meno. E così stiamo allegramente perdendo pezzi di istituzioni scolastiche, e chi ne fa le spese sono le famiglie, e di conseguenza i territori. I tagli non si fanno con l’accetta».

Nella foto:
l’istituto “Leonardo da Vinci – Ripamonti” di Como, che ha 1.796 iscritti

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