Se in classe il bullo è l’insegnante

opinioni e commenti di adria bartolich

di Adria Bartolich


Come molti, anch’io uso i social. Tra i miei amici mi onoro di avere anche un nutrito gruppo di ex alunni. Dico mi onoro perché non è affatto scontato che in assenza di obblighi o pressioni gli ex studenti decidano di mantenere un rapporto, seppur virtuale, con i loro ex professori. È una cosa che mi rende felice e che considero a tutti gli effetti un successo formativo.
Tra costoro c’è una mia ex alunna, ormai una donna, che io ricordo come una ragazzina molto dolce e piena di buona volontà la quale, in questi giorni, sta facendo una sorta di autobiografia a puntate su Facebook. Scrive bene e in modo appassionato.


La sua non è stata e non è una vita facile. Una lesione celebrale al momento della nascita le ha procurato uno strabismo poi corretto da un intervento chirurgico, e le rende molto difficile fare alcuni movimenti, per cui è costretta a camminare con il tripode, ad appoggiarsi per mantenersi eretta e ha difficoltà di tipo spazio-temporale.


In una delle puntate del suo racconto ha affrontato un tema molto delicato, quello dell’inclusione e del bullismo. Ha perciò raccontato un episodio molto sgradevole che riguardava l’atteggiamento di una sua compagna la quale non si è fatta scrupolo di prenderla in giro per il modo scomposto con cui camminava, e lo faceva davanti a tutti, d’altra parte il bullismo è quasi sempre pubblico e mai privato: il bullo ha sempre bisogno di una platea a cui rivolgersi. A un certo punto ha trattato, ahimè, anche il tema del bullismo messo in opera nei suoi confronti da un’insegnante.


Tema difficile da affrontare, ma è meglio farlo e in modo chiaro. Intendiamoci, riguarda pochi casi, la maggior parte degli insegnanti lavora con serietà e professionalità, però esiste. L’insegnate in questione, di fronte alle difficoltà della ragazzina a chiudere bene i buchi del flauto per i suoi evidenti problemi motori, e per questo quindi stonava, si è avvicinata a lei, le ha picchiato lo strumento sulla testa dicendole di piantarla di suonare perché le stava rovinando la lezione.


L’episodio si commenta da sé. Ovviamente questo è il caso limite che riguarda una persona disturbata ed evidentemente una pessima insegnante. Voglio però mettere l’accento su due temi che credo siano centrali in una relazione educativa positiva.


Nelle relazioni umane spesso si giocano anche rapporti di potere, persino in quelle affettive. Nella relazione docente-discente c’è un’evidente asimmetria che deve essere sempre temperata e stemperata dal rapporto affettivo ed empatico. Un insegnante che agisce unicamente in rapporto gerarchico non educa alla libertà né alla responsabilità, bensì all’ossequio o prevaricazione; se a questo atteggiamento si aggiunge anche la ricerca del colpevole sul quale scaricare la responsabilità, l’effetto diseducativo è massimo, soprattutto se è indirizzato verso una persona già in difficoltà.

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