Se la magia diventa l’altra faccia della scienza

opinioni e commenti di agostino clerici

di Agostino Clerici

Articoli di giornale e servizi televisivi nelle scorse settimane hanno evidenziato un dato: nei mesi della pandemia è aumentato il numero di coloro che si sono rivolti ai maghi o ai cartomanti, incrementando così in modo considerevole il loro volume d’affari. Naturalmente non siamo di fronte ad un fenomeno nuovo. Il mondo dell’occulto gode da sempre di un grande bacino di utenza e alcuni di questi maghi sono diventati famosi e si spostano di città in città nei loro diversi studi “professionali” quasi fossero dei luminari di una “scienza” tutta particolare.

Si resta, però, allibiti di fronte a notizie che ci raccontano di soggetti che hanno versato al mago vere e proprie fortune che costituivano magari i risparmi di una vita. Si parla talvolta di raggiri e vi sono casi in cui il fatto diventa oggetto di indagine giudiziaria, ma il più delle volte tutto rimane racchiuso nel segreto di un rapporto fiduciario, e quando il cliente s’accorge d’essere stato impoverito dal mago di turno ha vergogna ad uscire allo scoperto e del resto avrebbe poche carte in mano per dimostrare il plagio.

Sembra che l’incertezza in cui la pandemia ha fatto scivolare i soggetti più fragili abbia aumentato il ricorso alla magia nella speranza di garantirsi serenità e salute, attraverso il raggiungimento di un rapporto affettivo stabile o addirittura grazie ad una pozione magica.

Quando certe storie escono dal silenzio e assurgono alla cronaca, si resta allibiti di fronte a pratiche del tutto illogiche e alla leggerezza con cui alcune persone si lasciano convincere a versare decine di migliaia di euro. Anzi, il primo a rimanere allibito per il proprio comportamento è il soggetto stesso del raggiro, che ad un certo punto si ritrova povero e soprattutto inesaudito nel suo bisogno di serenità e salute, e non sa capacitarsi di come possa essere successo.

Ma perché l’uomo post-moderno va dai maghi? La domanda potrebbe essere formulata così: che rapporto può mai esistere tra un soggetto che vive in un mondo ipertecnologico e tendenzialmente razionale e una pratica del tutto illogica? Paradossalmente la risposta è che esiste un rapporto di contiguità se non addirittura di continuità. Una certa mentalità diffusa nell’ultimo secolo ha convinto l’uomo di oggi a credere che ogni risultato può essere raggiunto, che il progresso scientifico e tecnologico è inarrestabile, che lo spazio dell’imponderabile è ridotto al lumicino. Ebbene, la pandemia ha inferto un colpo inimmaginabile a questa credenza e ha allargato lo spazio dell’incertezza e della imprevedibilità del futuro.

Per dirla con un linguaggio più semplice e immediato, la pandemia ha ricondotto l’uomo entro i confini della sua nativa fragilità (che, sia chiaro, non è un teorema astratto ma è un dato di esperienza). Uno stato, questo, che non è facile far digerire ad un uomo nutrito con la pretesa di poter ottenere qualunque cosa, nell’ottica del «volere è potere». Ecco, in questa stessa logica si trova anche la magia, che in fondo può essere considerata come l’altra faccia della tecnica, la sua ultima spiaggia: ciò che non si può ottenere con la scienza, si crede di poterlo conquistare con gli incantesimi. Nello studiolo del mago, insomma, si cerca quell’altro vaccino che dovrebbe arricchire la vita di amore e serenità. E invece riesce solo ad impoverirla.

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