di Mario Guidotti, Opinioni & Commenti

Se la malattia cambia la vita. In meglio

di Mario Guidotti

Stefania aveva 22 anni quando è stata inviata alla nostra osservazione per dei fastidiosi formicolii al lato sinistro del suo corpo che duravano da almeno due settimane. Ad un attento racconto era saltata fuori anche quella storia dell’abbassamento della vista in un occhio, trascurata perché si è risolta da sola in pochi giorni. Insomma, credeva che si trattasse di sciocchezze, ed è per questo che non capiva la necessità di eseguire esamoni e test clinici così impegnativi come la risonanza magnetica e addirittura la puntura lombare. Ma più di lei sembrava interessarsi tanto e con tanta ansia alla vicenda il suo fidanzato, Marco, con il quale c’era un progetto di vita insieme: casa, matrimonio, un sacco di viaggi, figli e tante cose da condividere.

Dopo pochi giorni è arrivata la diagnosi: sclerosi multipla. Non è cosa da poco, insomma non è un’influenza, ma non è neppure la fine del mondo. Tanto per essere chiari, non è più la malattia della sedia a rotelle. Ci sono tante terapie efficaci in grado di congelarla, bloccarla, ed evitare di andare incontro a quel grado di disabilità che invece fino al secolo scorso una malattia così comportava. Il più delle volte l’andamento è buono. Le donne con sclerosi multipla, se ben curate, possono avere figli, lavorare, studiare, svolgere una vita piena insomma. Sì, certo devono curarsi.

Marco ci domandava tanto circa il futuro di Stefania, anche troppo e questo metteva noi medici in imbarazzo. Quando poi si è presentato con la madre, cioè la futura suocera della malata, abbiamo smesso di parlarci, se non in rigorosa presenza di Stefania. Ed il sentore non era del tutto ingiustificato, perché al controllo ambulatoriale dopo 3 mesi Stefania ci raccontava come era stata lasciata dal proprio fidanzato. Le promesse di una vita intera non avevano retto ad una diagnosi così impegnativa.

Nel proprio mestiere i medici vedono le peggiori miserie umane ed imparano (se umanamente riescono) a non giudicare. Stefania era molto depressa, la sua vita era drasticamente cambiata in peggio. Ci sentivamo in qualche modo responsabili, forse avevamo sbagliato nella comunicazione. L’abbiamo persa di vista, ha rinunciato ai controlli regolari e si è fatta seguire altrove. Voleva dimenticarci, e potevamo capirla.

È tornata a farsi vedere dieci anni dopo. Era radiosa, in ottima salute. E indovinate? Sposata, con un altro uomo ovviamente, e con al seguito tre bellissimi bambini. La malattia aveva avuto un andamento benigno e le aveva modificato la vita. Sì, ma in meglio. Le aveva fatto conoscere le debolezze di un uomo che non la voleva più e certamente non la meritava, e le ha fatto incontrare chi voleva veramente lei, malata o sana che fosse. Non è l’unica occasione in cui vediamo che la malattia può rappresentare un’opportunità. Non tutti lo accettano, ma chi lo capisce quasi sempre sa coglierla.

1 ottobre 2018

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