Se l’associazione non rappresenta più gli iscritti

L’analisi di due economisti dell’Insubria
Le cause di un fenomeno che coinvolge anche la società politica
(da. c.) Esiste o no il problema della rappresentanza delle associazioni di categoria? Il governo dell’economia lariana può essere delegato a un consiglio camerale in cui sono preponderanti gruppi che rappresentano soltanto un terzo delle imprese? Alla luce dei dati emersi con il decreto di nomina regionale dei nuovi consiglieri di via Parini, la domanda appare più che lecita. Molto meno semplice è la risposta. Rossella Locatelli, ordinaria di Economia degli intermediari finanziari all’Insubria e delegato del rettore per i rapporti con le attività produttive ed Expo 2015, parla di un «problema, quello della rappresentanza, che si estende a comparti diversi. Se le imprese sono di piccola dimensione – dice – è naturale che non tutte pensino di avere vantaggi dall’adesione a forme associative. È sempre stato così».
Ciò che conta, quindi, non è probabilmente la rappresentatività quanto piuttosto «la capacità delle associazioni di categoria di farsi portavoce delle istanze dei propri iscritti. La loro efficacia è legata alla capacità di ascolto», dice ancora Locatelli. Che poi aggiunge una proposta dal sapore provocatorio: «Sarebbe importante per il territorio sfruttare le potenzialità di supporto di soggetti diversi. L’Università, ad esempio, che rappresenta un valore e come tale dovrebbe essere coinvolta anche immaginando forme di rappresentanza all’interno degli organismi camerali».
Di «crisi» della rappresentanza «ma a più livelli, sociali e politici» parla pure Gioacchino Garofoli, ordinario di Politica economica all’Insubria e autore di recente di un ampio testo di analisi della realtà italiana (Economia e politica economica in Italia. Lo sviluppo economico italiano dal 1945 ad oggi, Franco Angeli, pagine 250, 26 euro).
«Oggi è in crisi la partecipazione politica e sindacale ma sono anni che si dà meno importanza alle rappresentanze sociali. Per questo il dato delle imprese associate a Como non mi sorprende. Peraltro, lo giudico un segnale negativo. Quando il grado di rappresentanza è su un livello così basso, non è mai un fatto positivo».
Garofoli aggiunge poi una riflessione critica sul sistema delle associazioni di categoria, dal quale le imprese fuggono anche per i costi di adesione.
«Le strutture si indeboliscono, gli apparati ormai sono insostenibili e non c’è spesso coerenza tra decisioni e rappresentanza degli interessi. Talvolta le strutture tendono a proteggere sé stesse e non gli associati. Questo accade quando c’è un problema di sopravvivenza. Si tenta di salvare il lavoro dei funzionari in primo luogo. È una questione rilevante che andrebbe indagata con maggiore attenzione».

Nella foto:
L’immagine di una seduta di un consiglio camerale di Como

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