Se l’autolesionismo diventa una categoria della politica

opinioni e commenti di dario campione

di Dario Campione

Storie strane, quelle che Dino Buzzati scriveva nelle pagine di Misteri d’Italia. Strane perché, nonostante tutto, il nostro è un Paese che non finisce mai di sorprendere. Prendo a prestito il titolo del libro di Buzzati per ragionare a voce alta su quanto sta accadendo attorno ai fondi miliardari stanziati per le Olimpiadi invernali del 2026.

Dico subito che non intendo rilanciare i mille rintocchi dei campanili desiderosi soltanto di rivendicare per sé una fetta, piccola o grande che sia, del bottino a cinque cerchi. L’idea che tutti debbano ottenere qualcosa è sbagliata. Si stanziano soldi per le opere necessarie alle Olimpiadi. E per le infrastrutture a sostegno delle stesse. Ciò detto, penso che possa essere annoverata tra i misteri irrisolti l’esclusione totale della provincia di Como dalle opere previste per i Giochi del 2026.

Va bene abbandonare del tutto e per sempre l’ideologia della greppia dalla quale attingere senza giustificato motivo. Ma tralasciare completamente uno dei due territori di transito da e verso le piste della Valtellina sembra un po’ troppo. Sarebbe bastato poco. Ad esempio, confermare il carattere di priorità della variante della Tremezzina, opera peraltro già finanziata e in via di assegnazione.

Ma si sarebbe potuto ragionare sul potenziamento dell’asse autostradale o sul rafforzamento del trasporto ferroviario, puntando sullo snodo della linea del Gottardo a Sud di Lugano, il completamento di Alptransit di cui si parla da decenni. E ancora, si sarebbe potuto finalmente trovare il modo di allargare il ponte del passo, in cima alla Regina, considerando che da lì potrebbero transitare molte migliaia di auto. Opere che, una volta finite le Olimpiadi, servirebbero a tenere alta la competitività turistica del territorio centro e altolariano e della stessa Valtellina. Non sono le giaculatorie degli esclusi che servono. Ma le idee.

C’è da chiedersi se il territorio comasco abbia saputo far valere le proprie ragioni in seno al gruppo di lavoro che ha in mano le chiavi dei Giochi. I vari “Tavoli” che nascono come funghi che senso hanno, se non di mettere assieme proposte condivise da presentare a nome di tutti? No, Como preferisce sempre una strada diversa. È una provincia litigarella. Un bel mistero italiano, direbbe il maestro. Il quale farebbe notare anche la compattezza degli altri, che si muovono sempre a ranghi serrati e mai in ordine sparso.

C’è tempo per rimediare? Può darsi. Ma bisogna cambiare passo. Smetterla con le ripicche, i comunicati di accuse reciproche, i veleni da campagna elettorale permanente. Cose che non servono, e semmai fanno male. Ma anche l’autolesionismo è una categoria politica. Come scriveva Buzzati, alla fine «Un gallo ritardatario cantò».

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