Cronaca

Se n’è andato Alberto Diotti, fotoreporter comasco di razza

altGiornalismo in lutto
Oggi alle 15 in città il funerale del noto professionista
Ieri se n’è andato un grande fotografo.
Alberto Diotti ha lottato per qualche mese contro un male incurabile prima di chiudere quegli occhi che per tanti anni hanno puntato nel mirino delle sua fotocamera per raccontare a Como e al mondo lo sport, la cronaca nera e tanti eventi.
Diotti aveva 67 anni, lascia la moglie Angela, due figli, Harriett e Federico, prezioso collaboratore del nostro giornale, come lo era stato in precedenza Alberto, e l’amata nipotina Viola.
Alberto Diotti aveva iniziato come fotoreporter all’“Ordine” di don Peppino Brusadelli, per passare poi al “Corriere della Provincia” e per tanti anni al “Giorno” nell’edizione locale e in quella nazionale.

Fin dagli esordi aveva collaborato anche con la nostra testata, prima di passare definitivamente il testimone al figlio, titolare del marchio Fkd, che dal padre ha ereditato la passione e la professione.
La sua simpatia travolgente, il suo carattere ruvido, che nascondeva una grande generosità e la battuta sempre pronta, hanno fatto di Alberto Diotti un personaggio conosciutissimo non solo in città.
Ha seguito e immortalato le gesta del Calcio Como negli anni più belli. Sul campo del Sinigaglia era di casa. Alcune di quelle foto sono diventate anche un libro, “Il grande salto”, stampato nel 1980 per raccontare l’ascesa della squadra azzurra dalla serie C alla serie A. Ma Diotti ha passato tante domeniche anche a San Siro, per la “sua” Inter.
L’innata curiosità e la voglia di raccontare fatti e persone attraverso le immagini lo avevano spinto dieci anni prima fino in India e in Afghanistan, per realizzare splendidi reportage. Gli ingrandimenti di quelle foto sono ancora appesi nel soggiorno della sua casa di via Leoni. Per realizzare i ritratti di anziani e giovani indigeni nei loro costumi tipici e assai reticenti davanti ai fotografi, aveva escogitato un trucco: metteva uno specchietto davanti all’obiettivo, così fingeva di ritrarre una strada o un palazzo e invece immortalava volti ed espressioni.
Il suo negozio di viale Lecco è stato per tanti anni un punto di ritrovo per tifosi e grandi calciatori che diventarono amici di Alberto. Da Vierchowod, a Borgonovo, da Giuliani a Gozzoli, Galia, Fontolan e tanti altri. E Diotti veniva chiamato anche per immortalare i loro matrimoni e le Cresime dei figli dei campioni anche quando questi avevano lasciato il Lario. Non diceva mai di no, anche se per lui la fotografia era soprattutto la cronaca nera. In quel campo era un maestro. Sapeva muoversi sul luogo di un incendio, di un grave incidente o di un delitto, come un reporter di guerra. Discreto e gentilissimo con le forze dell’ordine, quasi sempre arrivava prima dei cronisti, per accoglierli poi con un sorrisetto beffardo e una battutaccia. Non aveva certo peli sulla lingua, Diotti.
Velocità e precisione sono state sempre le sue armi, tanto che nell’ambiente uno dei suoi soprannomi era “il chirurgo”. Tantissimi gli aneddoti che si potrebbero raccontare sulla sua capacità di essere al momento giusto nel posto giusto.
Le macchine fotografiche digitali sarebbero arrivate molto dopo, come le email. Così per anni Diotti girò con l’archivio in macchina.
Se “Il Giorno” a Milano aveva bisogno di questa o quella fotografia, lui arrivava con il suo archivio davanti alla sede e l’immagine era servita.
Se n’è andato troppo presto Alberto Diotti, anche se nessuno può negare che ha vissuto la sua vita intensamente come pochi. Era un vulcano, sempre acceso, pronto per una mangiata con gli amici di una vita o per buttarsi in una nuova avventura lavorativa. Negli ultimi anni più volte era anche partito per l’Africa. In Kenya si era fatto apprezzare come fotografo, tra una cerimonia e una battuta di pesca, a immortalare le vacanze di comaschi e non solo.
Tornato a Como ha avviato con il figlio Federico anche un’attività di Fotodesign, dove la fotografia diventa un’opera d’arte, un disegno per tessuto, pronto per essere trasformato in un quadro di stampa. Ha partecipato alle ultime edizioni di fiere di settore a Parigi e venduto le sue immagini anche a New York e in Giappone. Diotti non si fermava mai e anche per questo quando la malattia lo ha aggredito, prima di Natale, tutti hanno sperato che avrebbe vinto pure questa battaglia.
L’ultimo saluto ad Alberto Diotti verrà dato questo pomeriggio alle 15 nella chiesa di San Bartolomeo. Il funerale sarà preceduto dalla recita del Rosario alle 14.30. La cara salma è stata composta con lo smoking. «Voleva andarsene elegante» dice Federico. Sabato mattina la cremazione al Monumentale, un altro desiderio espresso da Alberto prima di chiudere per sempre i suoi occhi chiari.

Paolo Annoni

Nella foto:
Alberto Diotti con la sua inseparabile macchina fotografica. Il noto professionista comasco si è spento ieri mattina nella sua casa di via Leoni, dopo aver lottato per mesi contro un male incurabile
16 maggio 2014

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Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


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