Se sapessimo imparare dagli errori

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di Giorgio Civati

Se sapessimo davvero imparare dagli errori commessi, lontani o vicini, molte cose andrebbero in un altro modo. Prendiamo questi giorni terribili di maltempo, frane, allagamenti e tragedie ambientali – e solo per fortuna non c’è scappato anche qualche morto – che hanno messo in ginocchio il Lario. Paesi e frazioni isolate, strade interrotte, comunicazioni difficilissime. Colpa di eventi imprevedibili e ingestibili, è vero, ma non solo.

Come sempre, infatti, le cause sono anche incuria, scarsa manutenzione, sfruttamento folle del territorio con costruzioni edificate dove non era il caso. Se aggiungiamo che è cambiato radicalmente anche il modo di vivere generalizzato, con sempre meno attività legate alla terra come invece facevano nonni e bisnonni, ecco la catastrofe di pioggia, alberi, massi sempre come risultato di boschi, prati e montagne lasciate a loro stesse. Colpiti duramente Blevio, Lezzeno, Cernobbio , Laglio, la Valle Intelvi e il Triangolo lariano senza dimenticare la città di Como, con le sue strade invase dall’acqua, da Borgovico al “salotto buono” di piazza Cavour.

Qualcuno può dire che abbiamo maltrattato troppo questo nostro mondo che quindi si è arrabbiato. Vero, però se imparassimo dagli errori, specie ora che il Lago di Como e le sue sponde sono state così duramente colpite, dovremmo cambiare qualcosa. Ovvio che singolarmente si può far poco, e altrettanto poco possono fare piccole comunità come Blevio, Laglio ecc. Anche il capoluogo, da solo, ha limiti evidenti.  Dipende da Milano e magari da Roma trovare i soldi per  intervenire, adesso nel risistemare e in seguito nel prevenire. Al territorio lariano resta però il compito – anzi il dovere – di non dimenticare questa emergenza, di continuare a pressare ai vari livelli Regione e Stato, di impiegare al meglio le risorse, anche poche, a disposizione. In un’ottica non campanilistica, ma di contesto allargato: se una frana blocca una strada, non è solo quel tratto a risentirne ma anche i paesi a valle e a monte. Se un torrente straripa non limita i danni ma li espande, li distribuisce, li moltiplica.

Insomma, a ogni singolo Comune e a ogni amministratore pubblico tocca e toccherà sempre di più gestire il territorio, comprese le sempre dimenticate manutenzioni anche in un’ottica di tutela da tragedie come questa. È stata pioggia e la pioggia non si comanda? Vero, ma si comanda agli stradini di pulire tombini e scarichi, si costruiscono fogne e scoli e protezioni, si fa manutenzione ai ruscelli e ai corsi d’acqua in genere.

Può essere che tra gli amministratori pubblici molti pensino a campi da calcio e giardinetti, che valgono una foto e un articolo sul giornale, ma troppo pochi pensano alle fogne… Eppure proprio in questi giorni la natura ci ha dimostrato che, per esempio, tra 250mila euro per uno studio di fattibilità sulla sistemazione del Broletto, a Como, e altrettanti soldi per pulire i tombini, la priorità è senza dubbio la seconda.

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