Seconde case, allarme dei comuni. «Costretti ad alzare le aliquote Imu»

Lo Stato pretende molto più di quanto era stato previsto
L’Imu sulla prima casa è pesante. Fuor di dubbio. Una cifra impegnativa, per le famiglie, che ormai erano abituate a non pagare l’imposta comunale sull’abitazione principale. A meno che si viva in una reggia – e a quel punto l’imposta diventa un dettaglio – sulla prima casa esistono giustamente una serie di detrazioni e agevolazioni.
La cifra può essere spezzata in tre rate, l’abitazione principale dà diritto a 200 euro di sconto più 50 euro per ogni figlio convivente a carico con meno
di 26 anni.
Diverso, invece, è il discorso sulle seconde case. Beninteso, chi ha due case sta meglio di chi ne ha una sola o nessuna.
Ma l’Imu sulle abitazioni “non principali” sta per rivelarsi una vera e propria stangata.
Il 50% di questa imposta va allo Stato, il quale si aspetta dai comuni, esattori per conto del governo centrale, un certo gettito. Peccato, però, che il «certo gettito» in molti casi imporrà ai comuni di deliberare un’aliquota più alta rispetto al valore base. Un sindaco potrebbe anche decidere per un’aliquota più bassa; poi, però, la differenza tra quanto incassa e quanto si aspetta lo Stato dovrebbe metterla lui, attingendo dalle casse comunali. E non è tutto. Alcuni comuni – Firenze in testa – stanno differenziando tra seconde case sfitte o affittate.
Il motivo è semplice: le seconde case affittate sono spesso di proprietà di persone che risiedono nel comune. Il sindaco, comprensibilmente, non vuole gravare sui concittadini. Le seconde case sfitte – pensiamo a una località di mare – sono di proprietà di “forestieri”, che tengono l’appartamento come casa-vacanza. Per loro l’aliquota Imu potrebbe essere più salata.
Como è a metà del guado. In provincia esistono comuni di villeggiatura, ricchi di seconde case. Ma i comaschi sono anche proprietari di case al mare (perlopiù in Liguria) e in montagna (Valtellina e Valchiavenna).
Bellagio è il classico esempio di località comasca di villeggiatura dove il comune non ha ancora stabilito le aliquote Imu. «In questi giorni – dice il sindaco, Angelo Barindelli – il ministero dell’Economia ha pubblicato le cifre che si aspetta ritornino dai comuni con l’Imu delle seconde case. Noi abbiamo fatto una simulazione applicando l’aliquota base di 0,76%. Sorpresa: il gettito sarebbe inferiore di 450mila euro a quanto atteso dallo Stato». La differenza, ovviamente, dovrebbe essere coperta dalle casse comunali. «Mi auguro che il governo ritocchi queste cifre – dice Barindelli – In caso contrario, obbligherebbe i comuni ad alzare l’aliquota base allo 0,9%».
Ciascun comune, sulle seconde case, può alzare o abbassare l’aliquota base dello 0,3%. «Se lo Stato si aspetta certe cifre – precisa il sindaco – la libertà concessa ai comuni è falsa. Pura ipocrisia». Bellagio ha 3mila abitanti, che durante il periodo estivo diventano 8mila. Vive, in buona parte, sul turismo e sulle seconde case.
Anche Lanzo Intelvi è ricco di seconde case. «Basti pensare – dice il sindaco, Patrizia Zanotta – che la vecchia Ici fruttava circa mezzo milione di euro all’anno. Noi abbiamo già stabilito le aliquote: abbiamo tenuto il valore base sulla prima casa, ossia lo 0,4%, e abbiamo leggermente alzato quello sulla seconda, portandolo allo 0,8%. L’Imu sulla seconda casa – continua il sindaco di Lanzo – in realtà inciderà molto sulle tasche dei cittadini. Andava rateizzata. Le seconde case, qui, non sono soltanto di brianzoli e milanesi, ma di famiglie della Valle. Il mercato immobiliare già soffre, l’Imu non aiuta».

Andrea Bambace

Nella foto:
Bellagio non ha ancora stabilito le aliquote dell’Imu, ma il sindaco protesta per le pretese economiche dello Stato

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