Secondo lotto della Tangenziale. Il caso Como sul tavolo del ministro

Gelpi Giovannini Jakobs

La questione della cancellazione del progetto del secondo lotto della Tangenziale di Como da parte dell’Autostrada Pedemontana lombarda sul tavolo del ministro Enrico Giovannini, responsabile del dicastero Infrastrutture e trasporti.
L’argomento è stato affrontato nel corso di un colloquio tra Enrico Gelpi (presidente di Aci Como) e lo stesso Giovannini in occasione del Gran premio di Monza. L’incontro è avvenuto alla cena di gala che ha preceduto la corsa, in cui, tra l’altro, il responsabile mondiale della Federazione automobilistica Jean Todt ha ricordato l’amicizia di lungo corso con l’omologo di Aci Como.
Gelpi e Giovannini si conoscono da anni, da quando il comasco era alla guida di Aci Italia e si confrontava spesso con l’attuale ministro, che all’epoca era presidente dell’Istat. I due enti, infatti, da sempre hanno una collaudata e solida collaborazione sul fronte dello scambio di dati e statistiche.
In maniera informale, ma in ogni caso determinata, Gelpi ha esposto a Giovannini la situazione, rimarcando il suo stupore per la decisione di cancellare il progetto e sottolineando l’importanza che avrebbe per la città di Como e per tutto il territorio la bretella stradale. Un tratto autostradale destinato a collegare la zona di Albate ad Albese con Cassano.
«Un progetto che ha avuto il via libera del Tavolo della competitività di Como e che consentirebbe di sgravare la città dal passaggio di un larghissimo numero di mezzi, soprattutto quelli pesanti. Ora invece, senza alternativa, automobilisti e autisti di camion sono costretti a riversarsi sulla viabilità cittadina», spiega Enrico Gelpi.
Concetti che ha sottolineato con fermezza sia al ministro Giovannini, sia al governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana. L’impressione è che tra le due istituzioni ci sia un rimbalzo di competenze «ma sarebbe auspicabile che ci si apra al dialogo per arrivare a una soluzione della vicenda», sottolinea ancora Gelpi.
Il presidente dell’Aci di Como da sempre si batte per il secondo lotto della Tangenziale di Como. Il disegno della mobilità moderno, del resto, prevede la costruzione di strade che consentano di bypassare il passaggio dalle città. Pensando a realtà più vicine, basti pensare al traforo del Monte Barro e alla galleria San Martino a Lecco, che consentono di evitare il il transito dal centro o al sistema di tangenziali di Varese, costruite in occasione dei Mondiali di ciclismo del 2008. Anche queste infrastrutture hanno contribuito a sgravare dal flusso di vetture e camion le zone del centro.
«Voglio fare un ulteriore esempio per far capire quanto il secondo lotto della Tangenziale sia importante per la nostra realtà – afferma Gelpi – Nell’ultimo periodo ci siamo ormai abituati, per la chiusura dell’autostrada dei Laghi a causa di lavori, a vedere il traffico deviato in centro città, con tutte le problematiche del caso. Utenti, turisti e mezzi pesanti si ritrovano di fatto a dover seguire il tracciato predisposti all’interno della convalle».
«Una situazione straordinaria – conclude il presidente di Aci Como – che si spera possa terminare al più presto. Ma, senza il secondo lotto della Tangenziale di Como, la stessa scena viene vissuta quotidianamente, da sempre, da chi vive nella zona a Sud della città con i mezzi che escono dall’Autostrada dei Laghi e che per andare verso il Lecchese e la provincia di Bergamo sono costretti a spostarsi attraverso quartieri come Albate e Camerlata. Nella maggior parte dei casi non sono previste fermate a Como, e quindi una eventuale ricaduta economica per gli esercizi del territorio. La città è semplicemente un punto di passaggio con tutto ciò che ne consegue, con l’aumento del traffico e dell’inquinamento. Un bypass nella zona è necessario».

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