Segantini e la pittura, le radici brianzole sono tutte da sfogliare

Maestri lariani
Antonello Marieni ripercorre i luoghi comaschi che illuminarono il pittore trentino
Il paesaggio della Brianza è sotto gli occhi spesso distratti e frenetici dei brianzoli di oggi. Ma non è passato inosservato oltre un secolo fa a Giovanni Segantini, pittore innamorato di questi luoghi, che lo affascinarono immediatamente, al punto che l’artista decise di fare della Brianza il proprio luogo di residenza.
In occasione dei 110 anni dalla sua scomparsa, avvenuta prematuramente a soli 41 anni nel 1899, gli è stato dedicato il libro Giovanni Segantini dalla Brianza all’Engadina
(Pam edizioni, pp. 74). L’autore, Antonello Marieni, ripercorre, con un ricco apparato iconografico, la vita del pittore originario di Arco di Trento, che nel 1878 ebbe il primo incontro con la Brianza e ne rimase affascinato. Pusiano, Caglio, ma anche le frazioni di Mariaga o dell’Alpe Carella sono i luoghi in cui l’artista ha vissuto e da cui ha tratto l’ispirazione per suggestivi bozzetti paesaggistici, attraverso i quali ha raccontato l’umile realtà contadina, da lui sempre apprezzata.
Ogni giorno, infatti, Segantini cercava soggetti da rappresentare, vagando per corti e villaggi, prima di rientrare nella sua casa contadina, dove dipingeva soprattutto sul far della sera, quando i raggi del sole si spegnevano sul Lago di Pusiano, creando un’atmosfera suggestiva. Le emozioni intense provate in quella fase del giorno si sono tradotte, ad esempio, nell’Ave Maria a Trasbordo, dipinto che segna una svolta pittorica nella carriera dell’artista.
L’ambientazione è ancora quella del lago brianzolo, calmo e pittoresco, dal quale Segantini si allontanerà un poco, per trovare una casa più grande, adatta ad accogliere la famiglia che a poco a poco si allargava, sull’Alpe di Carella, dove la sua vita d’artista proseguiva, pur alle prese con le difficoltà economiche in cui versava e che lo costringevano a pagare l’oste della locanda, in cui spesso si fermava, con disegni, raffiguranti le sue modelle. Ben presto anche la Brianza diventerà, però, stretta al pittore, che deciderà di salire fino in Vallassina, a Caglio, dove realizzerà il dipinto Alla stanga, primo tentativo di rappresentazione in scala monumentale della pacifica vita di montagna, acquistato dallo Stato italiano nel 1888. L’opera segnerà, però, la fine della permanenza dell’artista in Brianza, che aveva cessato di essere fonte d’ispirazione. Segantini si trasferirà, così, prima a Milano, poi nell’Alta Valtellina e infine in Engadina, nei Grigioni, dove avrà inizio il secondo periodo della sua attività artistica. Qui, infatti, il pittore comincerà a dipingere all’aperto, immerso in nuovi colori e sfidando la luce.
Per rendergli un degno tributo sono stati approntati due percorsi: uno, dal titolo Segantini a cielo aperto, a Caglio, è un’esposizione di quindici riproduzioni di quadri dell’artista dislocate nel centro storico del paese, l’altro è un sentiero sul Maloja, che tende a valorizzare i luoghi fonte di ispirazione del Trittico della Natura, progetto rimasto incompiuto e oggi al Museo Segantini di St.Moritz.

Cristina Fontana

Nella foto:
Un particolare del dipinto Alla Stanga, opera del 1885 realizzata dal pittore Giovanni Segantini a Caglio

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