Sei mesi senza clienti svizzeri: a Como non era mai successo

Centro storico di Como, senso unico pedonale, seconda ondata coronavirus, misure anti assembramento

Sei mesi senza clienti svizzeri, tra primo lockdown per la pandemia e le zone dal rosso al giallo.
A Como non si erano mai visti.
«Un bel peso – ammette Marco Cassina, presidente di Federmoda Como di Confcommercio e titolare di negozi in centro città – È vero che dopo il lockdown di primavera non c’è stata più una vera chiusura totale e qualche cliente svizzero si è visto, ma solo perché si trovava già qui per altri motivi, di lavoro, ad esempio».
I negozi di Como avevano puntato sul tax free shopping per la ripresa.
«Grazie a un software consentiamo al cliente dalla Svizzera di non pagare il 22% di Iva. Una volta in dogana italiana farà vedere la documentazione, mentre l’8% di tasse viene pagato direttamente in Svizzera se i beni superano il valore di 300 euro. Sotto i 150 euro non si può fare il tax free, anche se un emendamento alla legge di Bilancio vorrebbe ora abbassare la soglia a 70 euro – spiega Cassina – I commercianti sono tutelati anche nel caso in cui la merce non sia sdoganata».
Iva ridotta, prezzi rispetto alla Confederazione già più bassi su moltissimi beni, dall’abbigliamento alla ristorazione, dal parrucchiere e l’estetista, al supermercato per la spesa. Como e in generale la fascia di confine italiana, fino a Milano, per alcuni prodotti, per chi vive in Svizzera è sempre stato un Bengodi, una tappa obbligata, anche quotidiana.
«Ci sono stati periodi di vera euforia da parte dei clienti svizzeri, come una decina d’anni fa, quando il franco era fortissimo – ricorda Cassina – Ma da sempre chi vive oltreconfine ha piacere a entrare in un ristorante di Como o fare shopping qui. Quest’anno è davvero cambiato il mondo per tutti i settori, alcuni proprio strutturati per la clientela turistica e svizzera in particolare».
Proprio per questo, Cassina crede che anche la politica dovrebbe muoversi per tutelare questa determinata economia.
«Di recente Como è stata riconosciuta tra le 29 città italiane ad alta vocazione turistica per contributi straordinari alle attività – ricorda il presidente di Federmoda lariano – Si deve studiare qualcosa per consentire ai clienti svizzeri di tornare alle abitudini di un tempo. In questo periodo, anche con le attività aperte, c’è stata poca chiarezza sulla possibilità di passare il confine per fare acquisti o accedere a servizi per la persona o anche solo andare in un ristorante».
Il distretto del commercio di Como deve molto alla Svizzera e ora non può farne a meno.

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