Selezionati gli hub vaccinali. Ma non c’è ancora una data

Il centro espositivo Lariofiere a Erba

Regione Lombardia continua a crederci e ancora una volta fissa entro fine giugno la data di conclusione per la vaccinazione di 6,6 milioni di lombardi. Anche se ieri mattina, durante la conferenza stampa voluta per presentare le novità del piano vaccinale, il governatore Attilio Fontana ha ribadito che «ad oggi non possiamo ancora stabilire una data di inizio per la campagna vaccinale di massa. L’ipotesi del primo aprile, fatta in passato, non può essere confermata allo stato attuale, visto che siamo in attesa di sapere quando e quanti vaccini avremo», ha spiegato Fontana.
Detto questo e prima di scendere nel dettaglio del piano di somministrazione dell’antidoto, l’attenzione è stata rivolta alla situazione attuale dell’Italia e della Lombardia, con un incremento dei contagi e varie aree della regione con le colorazioni più preoccupanti. Su questo il commissario straordinario Covid di Regione Lombardia, Guido Bertolaso è stato molto chiaro. «La Lombardia si sta avvicinando verso una zona rossa o arancione rafforzata? A me sembra che tutta l’Italia, tranne la Sardegna, si stia avvicinando a passi lunghi verso il rosso».
Largo spazio poi all’ufficializzazione di quelli che saranno gli hub vaccinali nel territorio lariano. Salta l’ipotesi Villa Erba mentre viene confermata Lariofiere a Erba (nella foto), dove verranno create 18 linee vaccinali per arrivare a eseguire fino a 2.484 somministrazioni al giorno. Verrà poi allestita una tensostruttura nel capoluogo, in via Sportivi Comaschi, a Muggiò: anche in questo caso, 18 postazioni e un obiettivo sempre di 2.484 dosi iniettate al giorno. Inoltre è previsto a Lurate Caccivio l’utilizzo della Tensostruttura Pro Loco con 5 linee di accesso per 690 persone vaccinate al giorno. Infine, l’oratorio di Centro Valle Intelvi sarà l’ultima struttura nel Comasco sempre con 5 linee di accesso e 690 vaccini ogni 24 ore. I vertici di Regione hanno confermato, come detto, l’obiettivo temporale di fine giugno, specificando i numeri per le singole Ats. Per quella dell’Insubria il target vaccinale è di 959mila persone. Si tratta della quarta area più vasta dopo quelle di Milano, Brescia e della Brianza.
«L’obiettivo è di eseguire ogni giorno 170mila vaccinazioni per arrivare al termine della campagna entro giugno», ha detto il vicepresidente di Regione Lombardia e assessore al Welfare, Letizia Moratti. E in Ats Insubria si dovrà puntare a circa 22mila vaccini al giorno. «I centri vaccinali massivi individuati – ha detto ancora Letizia Moratti – garantiscono una capacità pari a circa 140mila somministrazioni di vaccino al giorno. A ciò si aggiungono circa 30mila somministrazioni al giorno garantite dalle strutture sanitarie private (ospedali e ambulatori) e da medici di medicina generale, farmacie, somministrazioni domiciliari, aziende». È stato inoltre annunciato l’accordo gratuito con Poste Italiane che metterà a disposizione la sua piattaforma, utilizzata in altre regioni, per rafforzare le adesioni e le prenotazioni dei vaccini attraverso l’accesso per i cittadini da tutti i punti offerti da Poste italiane.
Va però detto che numeri e tempi annunciati ieri hanno subito trovato voci critiche. «La distribuzione dei punti vaccinali sul nostro territorio non è affatto omogenea. In alcuni è molto minore che in altri. Se per l’Erbese e il Comasco avremo degli hub rispettivamente a Lariofiere e in via Sportivi Comaschi, altre zone della provincia paiono scoperte. Per il resto del territorio avremo solo un hub per le vaccinazioni nell’oratorio del Comune di Centro Val d’Intelvi e uno in una tensostruttura che verrà allestita a Lurate Caccivio. Uno scompenso anche in confronto, ad esempio, alla provincia di Varese, che nel solo hub di Malpensa conta 80 postazioni vaccinali (in tutto il Comasco saranno 46 le linee)», dice il consigliere regionale del Pd Angelo Orsenigo. Visto l’apparente disequilibrio «torno a chiedere che Regione Lombardia trovi l’intesa con i sindaci del territorio per capillarizzare le vaccinazioni, invece che accentrare il tutto in pochi, grandi hub in modo da evitare lunghi spostamenti ai cittadini e scongiurare possibili assembramenti», chiude sempre Orsenigo.
Intanto sempre ieri pomeriggio il commissario Guido Bertolaso è andato a Varese nella sede di Ats Insubria da dove, in collegamento con i sindaci del territorio – era presente per il Comune di Como l’assessore alla Protezione civile Elena Negretti – ha fatto il punto della situazione. Si è parlato dei dettagli tecnici, degli hub e della necessità di far funzionare al meglio la macchina, non appena arriveranno i vaccini.
Nessun riferimento ulteriore è invece stato fatto alle possibili colorazioni future delle province.
Caso specializzandi
Una polemica molto accesa ha invece fatto scattare la reazione del commissario Bertolaso. Tutto nasce da un comunicato di diverse organizzazioni contro il commissario. «Si sono arrabbiati – ha spiegato Bertolaso – quando ho detto che esiste una norma che prevede che gli specializzandi siano chiamati a vaccinare i loro concittadini. La legge dice che gli specializzandi sono chiamati a farlo. Non è facoltativo, è un obbligo. Per questo motivo scriverò al prefetto di Milano e gli chiederò, per la seconda volta, l’elenco degli specializzandi. La prima volta ha risposto un solo rettore e già questo è preoccupante. Gli specializzandi hanno scelto di fare medicina sposando un codice deontologico, e non ci sta che i medici dicano che spacciare l’attività di vaccinazione come formazione è denigrante. Siamo pronti a far scattare la precettazione».

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